Colombia. Polizia segreta senza pudori.
21 settembre 2009
C'è una sola persona in tutta la catena di comando che non è mai cambiata. Chi? Ovviamente il presidente Uribe.
"Cambiano il direttore, cambiano il vicedirettore, cambiano i vertici dell'intelligence, insomma cambiano tutti, ma i problemi continuano, anzi le cose vanno sempre peggio. C'è una sola persona in tutta la catena di comando che non è mai cambiata. Chi? Ovviamente il presidente Uribe".
A parlare è Rafel García, ex capo dei servizi informatici del Das (Departamento administrativo de seguridad), il servizio d'intelligence che dipende direttamente dal presidente. Proprio al Das e ai suoi scandali si riferisce García in un'intervista esclusiva a Noticias Uno, il telegiornale colombiano diretto da Daniel Coronell, che ha appena vinto il premio della Fnpi (Fundación nuevo Periodismo Iberoamericano) di Gabriel García Márquez, come miglior telegiornale latinoamericano.
García, oggi rifugiato all'estero, era nel Das al tempo in cui questa entità era diretta dall'adesso galeotto Jorge Noguera, ex console di Milano. García è anche uno dei testimoni chiave nel maxi-scandalo della Parapolitica, che vede coinvolti 102 tra senatori e parlamentari, quasi tutti della maggioranza Uribista, per reati come creazione e finanziamento di gruppi paramilitari di estrema destra.
Fino ad oggi i giudici che indagano su questo scandalo hanno potuto dimostrare la fondatezza di tutte le confessioni di Rafel García.
L'ex direttore dei servizi informatici del Das si è sbottonato non soltanto davanti alle telecamere, ma anche davanti alle autorità statunitensi, a cui ha confessato di aver fatto parte di un vero proprio cartello della droga creato all'interno dell'organismo di sicurezza e per questo denominato el cartel de las tres letras (il cartello delle tre lettere) direttamente legato ai paramilitari del Bloque Norte.
aucA organizzare questo "cartello governativo del narcotraffico e del riciclaggio di denaro" era stato proprio Jorge Noguera, che, secondo García, era stato scelto dal presidente Uribe come direttore del Das per fare un favore ad alcuni politici della costa Atlantica che avevano appoggiato la sua prima campagna elettorale; politici oggi coinvolti nello scandalo della Parapolitica, cosa che spinge García ad affermare che in fin dei conti Noguera era una espressione indiretta delle Auc.
In effetti la nomina di Noguera è stata decisa proprio il giorno dopo l'insediamento del presidente Uribe, il sette Agosto del 2002, dopo che il novello presidente si era riunito nella città di Valledupar con alcuni politici poi risultati vincolati con i paramilitari del Bloque Norte delle Auc.
García ha raccontato, con dovizia di particolari, i contatti con il cartello di Sinaloa dei fratelli Béltran Leyva in Messico e di come i ricavati ritornassero nel paese con dei corrieri umani che potevano superare i controlli grazie al fatto che, tra i vari compiti del Das, c'è appunto quello di polizia doganale.
"Noguera - continua García - mi rassicurava dicendo che in caso di problemi il procuratore generale Camilo Osorio e lo stesso presidente Uribe sarebbero scesi in nostra difesa, dato che sapevano tutto".
Il presidente Uribe, una volta scoppiato il primo scandalo del Das della sua epoca, difese a spada tratta Noguera: "Per Noguera metterei la mano sul fuoco" gridava iracondo, e fortunatamente metaforico, alla stampa.
Secondo il gola profonda del Das, sarebbe stato proprio il presidente a decidere di usare il Das come una polizia politica contro l'opposizione: "Una mattina Jorge Noguera mi ha confessato che il presidente ha deciso che ci saremmo dovuti dedicare alla guerra politica, ossia a spiare i leader delle Ong e dei partiti di opposizione [...] anche le guardie del corpo che rifilavamo loro erano usate per questo scopo."
Proprio le intercettazioni illegali sono il cuore dello scandalo di questi mesi: cominciate nell'era Noguera con la creazione del gruppo d'ascolto G3, continuate in segreto fino alle dimissioni di Pilar Hurtado, quando nel dicembre del 2008 scoppiò il primo scandalo, fino al febbraio scorso quando la rivista Semana ha cominciato a pubblicare una serie di articoli che hanno dimostrato la gravità dei fatti.
Solo i giudici potranno verificare le dichiarazioni di García. Oggi possiamo solo constatare che su una cosa ha certamente ragione: nonostante cambino i vertici non cambia il DAS.
"Dopo lo scandalo di febbraio, le cose si sono calmate per alcuni giorni, mentre passava la tormenta. Quando si è capito come sarebbero andate le cose [..] abbiamo ricominciato il lavoro. La differenza è che ora le cose si fanno meglio e in maniera più discreta", ha affermato un funzionario del Das alla rivista Semana, aggiungendo che ora spiano anche i giudici incaricati delle indagini contro di loro.
Secondo il testimone, ora si usano ex agenti in pensione e alcuni strumenti che il Das non aveva registrato negli inventari ufficiali: "Da due settimane, alcuni di questi macchinari che erano fuori sono arrivati a Bogotá per controllare i parlamentari che dovevano votare per il referendum (per la riforma che permetterebbe al presidente Uribe di ricandidarsi ndr.)".
Oltre i congressisti, la cui fedeltà doveva essere provata, nel mirino del Das continuano a esserci giornalisti, politici di opposizione, candidati presidenziali, Ong, i giudici della parapolitica e quelli della Corte Suprema di Giustizia.
Le prime indagini sullo scandalo di febbraio hanno provato che queste persone, tutte in qualche modo oppositori del governo Uribe, erano non soltanto intercettate, ma seguite fisicamente nel paese e all'estero e a volte minacciate. In alcuni casi il Das aveva le chiavi delle loro case, pedinava tutti i familiari, e ne controllava i movimenti bancari.
Una polizia politica che nulla ha da invidiare alla Gestapo.
domenica 18 ottobre 2009
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