venerdì 31 maggio 2013

Cosi' soldi e tv hanno ammazzato il gioco del calcio.

 Fonte: "Il Gazzettino", 17 maggio 2013
di MASSIMO FINI

Fino a qualche tempo fa almeno nelle tre ultime giornate di campionato le partite si giocavano tutte la domenica e alla stessa ora perchè le squadre che erano il lotta per lo scudetto o per la retrocessione o per l'ammissione alla Coppa dei Campioni non potessero avantaggiarsi conoscendo il risultato delle rivali. Domenica scorsa è stato infranto anche quest'ultimo tabù. E' vero che gli organizzatori hanno avuto l'accortezza di raggruppare le partite delle squadre che si battevano per non retrocedere alla mattina, ma la Fiorentina, in questa alchimia, ha giocato prima del Milan cui contende il posto per entrare nei preliminari di Coppa. Il tutto naturalmente per esigenze televisive. La Tv ha stuprato il calcio. Lo spia. Un giocatore che ha ricevuto un tremendo pestone non puo' ululare una sacrosanta bestemmia, che l'arbitro non ha sentito o ha saggiamente ignorato, perchè il 'labiale' lo inchioda. Ha osato entrare perfino nel sacrario degli spogliatoi. E alla fine del primo tempo un giocatore, sfinito, viene arpionato dall'intervistatore perchè dica le solite ovvietà.
Questa pervasività televisiva non è che uno degli aspetti di quel business che ha spogliato il calcio di tutti gli elementi rituali, simbolici, mitici, identitari, irrazionali che ne hanno fatto la fortuna per più di un secolo. Tifare significa riconoscersi in una squadra, nella sua storia, nella sua tradizione, nei suoi colori, nella sua maglia, in certi giocatori-simbolo, nel suo carattere la cui continuità era assicurata dal passaggio di testimone di generazione in generazione fra gli 'anziani' e i giovani del vivaio. Tutto sparito. O quasi. Giocatori, anche importantissimi, cambiano squadra ogni anno o addirittura nella stessa stagione con tanti saluti alla regolarità dei campionati. Ci sono squadre che giocano con undici stranieri. Abbandonati i vivai (eppure il Barcellona ha dimostrato che si puo' costruire una grandissima squadra quasi esclusivamente con la 'cantera', Iniesta, Xavi, Busquets, Piqué e lo stesso Messi che vi arrivo' a tredici anni). Del resto appena appare in una squadra di media classifica un ragazzino promettente le 'grandi' glielo ranzano via subito a suon di milioni. Casi come quelli di Riva, di Antognoni, di Bulgarelli che rimasero tutta la vita in squadre fuori dal giro delle 'grandi' non si ripeteranno più. Nemmeno le maglie sono più sacre, in trasferta gli sponsor pretendono che abbiano colori diversi. Come si fa ad identificarsi? Intanto sul campo si assiste a scene grottesche. Una volta c'era un arbitro coadiuvato da due guardialinee. Adesso c'è il 'quarto uomo' e quattro semiarbitri piazzati sulla linea di porta. Per decidere su un fallo fanno un'assemblea.
Il calcio era una grande festa nazionalpopolare, una 'festa di tutti', interclassista. Allo stadio sedevano accanto l'imprenditore e il suo operaio. Adesso, con la politica degli abbonamenti, la 'suburra' viene stipata dietro le porte (eppoi ci si meraviglia se accadono incidenti). C'è chi ha Sky e chi non ce l'ha. Da interclassista il calcio è diventato classista, riproducendo, come uno specchio, cio' che accade nella società italiana.
Con tutte queste belle innovazioni il calcio da stadio (l'unico, vero, calcio) ha perso dal 1982, anno dell'introduzione del 'terzo straniero', il 40% degli spettatori. Si è ridotto a spettacolino televisivo, come una qualsiasi 'Domenica in', da fruirsi solipsisticamente a casa. E perdendo tutti i suoi contenuti specifici susciterà un interesse sempre più generico, vago, intercambiabile che, come tale, prima o poi si rivolgerà altrove. Gli apprendisti stregoni avranno cosi' ucciso, per avidità e overdose, 'la gallina dalle uova d'oro', e il razionalismo nella forma del denaro avrà realizzato, è il caso di dirlo, l'ennesimo autogol.
Massimo Fini

mercoledì 29 maggio 2013

Uno, cento, mille colpi di Stato

di MASSIMO FINI

Fonte: beppegrillo
          www.ariannaeditrice.it

Nessuno dei padri fondatori di questo sistema, la liberaldemocrazia, quindi né Locke, né Stuart Mill Tocqueville fanno mai accenno ai partiti e nota come, fino al 1920, i partiti non fossero neanche nominati in Costituzione, perché? C’è una ragione precisa, il pensiero liberale vuole valorizzare meriti e capacità, potenzialità, del singolo individuo.

Il partito, la lobby, è esattamente il contrario di questo perché gente che si organizza insieme, lo dice molto bene la cosiddetta Scuola Elitista Italiana dei primi del 900, quindi Gaetano Mosca, Vilfredo Pareto e Michels, dice che cento che agiscono sempre d’accordo l’uno con l’altro prevarranno sempre sui mille che invece agiscono individualmente, quindi è il concetto proprio di partito, che poi da noi è degenerato in modo particolare in mafia! Perché la tangente è il pizzo, non è niente di diverso dal pizzo. Oltre all’occupazione del potere, ripeto, che è il colpo di Stato avvenuto, decenni fa, c’è tutto il sistema clientelare. Lo abbiamo visto molto bene nelle ultime occasioni, ma c’è da sempre, per cui tu se non accetti l’infeudamento in queste organizzazioni, se non ti umili ad accettare questo, allora fai una fatica 100 volte maggiore. E' l’abbattimento di ogni merito. Negli ultimi tempi diciamo è è venuto a galla quello che già si sapeva, mentre i nostri figli hanno difficoltà a trovare lavoro, questi piazzano i loro figli, nipoti, mogli, amanti, troie, chi ti pare, in posizioni da 100 mila euro l’anno e questo è un ulteriore schiaffo in faccia ai cittadini, per cui noi non siamo dei cittadini, come io ho scritto in un libro che si intitola "Sudditi, manifesto contro la democrazia rappresentativa", noi siamo dei sudditi e a questa situazione abbiamo il diritto di ribellarci!

La stessa nostra Costituzione, che pure nasce dal CLN, che era già una divisione tra i partiti in funzione antifascista, nomina i partiti in un solo articolo, ma dice i cittadini "possono", organizzarsi in partiti per concorrere a formare la volontà nazionale. Quindi è una possibilità, non un dovere, né questo dice che da quel solo articolo abbiano occupato gli altri 138 della costituzione, come hanno fatto!

Quindi, il colpo di Stato è già avvenuto, da tempo, e non ci sarebbe stata questa ribellione che c’è adesso se la cosa non si fosse incancrenita e portata avanti negli anni, perché sennò non è che nasce così all’improvviso, capisci? Neanche la situazione economica giustifica questa cosa, è una ribellione di fronte a una situazione, non c’è il dittatore, persona unica, c’è un sistema di lottizzazioni e spartizione del potere fatta dai partiti.

Un colpo di Stato in senso tecnico non c’è, c’è di fatto che la vecchia classe dirigente, PD, PDL, che sono i responsabili della situazione a cui siamo arrivati, con la benedizione e aiuto di

Napolitano, si è arroccata nelle istituzioni e tra l’altro ha in mano e continua a avere in mano uno dei mezzi fondamentali, che è la televisione. Malaparte, quando parla di tecnica del colpo di Stato, dice che ci si impadronisce dei gangli vitale di uno stato, non c’è bisogno di fare appunto rivoluzioni. Questa è una situazione che qui c’è da sempre, nel senso che la televisione è da sempre in mano al potere.

Per il regime berlusconiano non puoi parlare di dittatura in senso classico, così qui non puoi parlare di colpo di Stato in senso classico, ma lo è poi di fatto e non si vede il modo, essendo questi, ripeto, padroni delle istituzioni, di tutto il resto, di scalzarli. Che non sia un modo un po’ rude ecco.

Sì, si può dire che è chiaro che adesso sotto la spinta del 5 Stelle e anche di un'astensione di cui non si parla mai, ma è il 25%, se tu fai il 25% di astensione più il 25% che va a 5 Stelle vuole dire che un cittadino su due già oggi non crede più a questa democrazia rappresentativa, almeno alla democrazia dei partiti, al partitocrazia.

Adesso faranno qualche riformuccia di parata per poter dire che stanno facendo qualche cosa, dovranno essere incalzati moltissimo.

Però come si vede tutta la stampa o quasi nazionale è contro l’unico MoVimento che può essere insidioso e pericoloso, quello di Grillo, dove vanno a beccare anche le cose più cretine che diventano gigantesche, loro ne hanno fatte di tutti i colori e va bene, poi c’è una sciocchezza di 5 Stelle, che può esserci, e diventa il problema di fondo.

Il meccanismo del cosiddetto colpo di Stato è nato per lo meno trenta anni, e cioè da quando non è esistita più un'opposizione, per cui c’è una classe politica che è l’unica classe vera rimasta su piazza, la quale si autotutela e respinge qualsiasi tentativo di innovazione e rinnovamento, accadde con la Lega nel 92 e con l’inchiesta di Mani Pulite nel 92 – 94, cerca di farlo anche adesso.

Io faccio il parallelo con i primi anni 90, l’inchiesta della magistratura, Lega, che per la prima volta si presentava un movimento sporco, brutto, come vuoi, ma era una opposizione, prima non c’era, Consociato il PC al potere siamo ritornati alle solite, per cui il cittadino non ha possibilità di scelta, almeno prima che apparisse 5 Stelle, perché che tu voti uno o l’altro in realtà voti la stessa cosa, cioè ci potrà essere un quid di protervia maggiore nel mondo berlusconiano, ma dal punto di vista politico sono la stessa cosa. L’impossibilità per il cittadino di scegliere una alternativa per me si chiama dittatura.

Siamo stati economicamente sull’orlo, allora hanno chiamato Monti, per addossare su di lui responsabilità che in realtà erano loro di trenta anni, poi Monti si può giudicare come vuoi, il governo che ha fatto, ma il problema non è Monti, il problema è questo blocco partitocratico, quello che abbiamo chiamato partitocrazia contro cui già nel 1960 mi ricordo il presidente del Senato Cesare Merzagora, che era un galantuomo, fece un discorso durissimo al Senato. La cosa è andata peggiorando sempre di più e poi ripeto c’è l’essersi impadroniti del canale più importante di comunicazione, la televisione, ecco perché gli sta estremamente sul cazzo tutta la storia del web, perché quello lì non lo controllano!

Ci sono tutta una serie di leggi liberticide che sono del codice Rocco, quindi del codice fascista, che peraltro erano un ottimo codice, bastava togliere queste leggi di vilipendio alla bandiera, al capo dello Stato, adesso hanno aggiunto la legge Mancino contro le espressioni di odio razziale o cose di questo genere, insomma per esempio l’odio è un sentimento e nessuna dittatura ha mai tentato di mettere le manette persino ai sentimenti. Io odio chi mi pare, dopodiché se gli torco un capello vado in galera, ma capisci? Non può essere un reato questo!

E piano piano direi che il tentativo di limitare qualsiasi espressione di dissenso, lo vedi con il continuo discorso di abbassare i toni, la responsabilità, ma cazzo non la avete avuta per trenta anni e adesso venite a chiederci responsabilità a noi?! Non lo so, io non appartengo al 5 Stelle, ma chiedi responsabilità ai grillini che sono entrati da un mese?! Dovevate averla voi la responsabilità, non la avete avuta per trenta anni e adesso ci sono i contraccolpi, che io spero vadano molto più avanti.

Io ho sostenuto che i partiti dovrebbero ringraziare Grillo, perché lui incanala una rabbia, istituzionalizza e rende innocua una rabbia profonda che non è esclusivamente economica, ma è più generale, che sennò assumerebbe forme violente e sono abbastanza d’accordo con l'affermazione di Grillo quando dice se noi non riusciamo a passare, a modificare le cose, qui ci saranno le barricate. E' una ipotesi, resa un po’ meno credibile dal fatto che il popolo italiano ha perso vitalità, è vecchio e quindi ormai è abituato a subire tutto, però se la crisi economica per esempio va più a fondo, come si dice in Toscana "Il bisognino fa trottare la vecchia", e allora si sveglierebbero anche i cittadini dormienti.

Ripeto, non sottovaluterei il 25% di astensione che c’è stato alle ultime elezioni, ribadito dalle elezioni in Friuli, in cui addirittura non sono andati a votare il 47%, che riconferma la astensione Siciliana, per la Sicilia si era detto beh, però la Sicilia è una regione particolare, adesso Friuli, sono andati a votare meno del 50%! Quindi solo chi non vuole vedere non capisce che siamo su un crinale per cui può saltare il tavolo da un momento all’altro.

Io spero che salti il tavolo. C’è una parte di questo disagio sociale, di questa rabbia, finisce contro se stessi, ma è una parte, il resto potrebbe finire contro queste finte istituzioni utilizzate per proteggere una classe di potere. Stiamo più o meno nella situazione della Russia di Putin che non è una dittatura vera e propria, è una autocrazia a più voci.

Poi non sottovaluterei tutti i tentativi di censura sul linguaggio, che è tipico di un regime dittatoriale. È un segnale no?
Nei giornali, in tv, etc., qualsiasi cosa è considerata facendo un processo alle intenzioni, è considerata pericolosa, eversiva e via dicendo.

E ripeto, come insegna bene Orwell nel 1984, si crea una sorta di neo lingua funzionale al potere. Una omologazione totale. Bisogna tenere presente che questo non è un fenomeno solo italiano, in Italia assume forme più vistose, ma il tentativo di omologare tutto a uno stesso modello, mondo è occidentale e è mondiale no? Noi siamo in Afghanistan perché? Perché non ci piacciono i talebani e il loro modo di essere, perché devono essere uguali a noi.

Siamo contro l’Islam perché non lo so, perché ha una visione del mondo che è diversa dalla nostra.

L’Iran è uno dei Paesi dell’asse del male, ma perché mai?! Che ha fatto? Non ha mai aggredito nessuno.

L’Italia poi ha questo fatto, mentre le altre democrazie rappresentative hanno per lo meno la astuzia di rispettare la forma, in fondo la democrazia è un sistema di regole procedure e la forma è tutto, sennò non esiste, noi no, noi andiamo oltre… Violiamo anche il minimo etico che è il rispetto delle leggi che essi stessi hanno fatto, insomma, il monarca costituzionale che cosa è? Colui che rispetta almeno le proprie leggi, qui siamo andati oltre, più indietro del monarca costituzionale!

Cioè c’è un doppio diritto in Italia, un dritto per lor signori che è, uso una parola che mi è odiosa, perché non vuole dire niente, è garantista, e uno per tutti gli altri che è forcaiolo.

Quale è l’interesse dell’innocente? Essere giudicato il più presto possibile? E l’interesse del colpevole è essere giudicato il più tardi possibile e possibilmente mai, vedi Berlusconi in un certo senso anche Previti hanno dovuto aspettare 10 anni perché poi facesse un giorno vero di galera, poi sta lì al Monte Argentario a finti arresti domiciliari.

Berlusconi giocando su questo prolunga le cose, ha 5 prescrizioni e così via.

Ha collegi di difesa che gli permettono di andare a ricamare su qualsiasi sottigliezza giuridica, di fatto non viene giudicato o si fa le leggi per sé. Aveva un problema di falso in bilancio, abolisce il falso in bilancio, ripeto, siamo al livello Putin, con il fatto che per lo meno Putin ha una idea di Paese, Stato, nazione sua e Berlusconi ha solo in mente sé stesso. io ho fatto un pezzo in lode di Andreotti, ma io elogiavo Andreotti a spese di Berlusconi, in che senso? Andreotti non ha mai detto che era vittima di un complotto, della magistratura, con chissà chi, etc., si è difeso in processo, perché? Perché una classe comunque dirigente consapevole di essere tale non delegittima le istituzioni, perché sono le sue istituzioni, quindi almeno questo senso la vecchia classe dirigente DC lo aveva, questo è un puro avventuriero, non gliene frega assolutamente niente.

I danni che ha fatto sono danni che ci porteremo dietro per decenni, perché ha tolto al popolo italiano quel poco di senso di legalità che gli era rimasto.

L’illegalità è diventato essere furbi, che è essere illegali, invece noi cittadini siamo pecore da tosare, altri asini da battere, devono lavorare, per questi, cioè già questo sarebbe motivo per rovesciare il tavolo.

Se poi ripeto, per rovesciare il tavolo che cosa si intende? Io penso, ripeto, a una rivolta di massa, di popolo, non armata. Una rivoluzione ha successo quando i giovani poliziotti si mettono dalla parte dei dimostranti.

In Italia un colpo di Stato in senso tecnico non c’è, c’è però una situazione che equivale a un colpo di Stato, nel senso che c’è una classe politica compattata e supportata dal presidente della Repubblica, che oltretutto ha raddoppiato il mandato, che di fatto cerca di impedire che le spinte che vengono dalla società vengano calmate e obnubilate. Io non so se questo è effettivamente un colpo di Stato in senso formale, perché colpo di Stato è che ci si impadronisce del Viminale, della Polizia... Non ne hanno bisogno, perché hanno in mano già tutto. E non hanno bisogno di impadronirsi della Polizia di Stato! Non hanno bisogno di impadronirsi dei mezzi di comunicazione, ce li hanno! E quindi questo ripeto non sarà un colpo di Stato come lo intende Malaparte, ma è di fatto una situazione di fine della democrazia.

Volevo dire infine cosa sulla cosiddetta violenza verbale, si è fatto molto rumore perché la Polverini, degli avventori, della gente, hanno preso in giro mentre stavano mangiando o per quello che dice Grillo, sarebbe al limite dell’eversione. Neanche lo sfogo verbale è più ammesso, ma abbiamo una persona che da Presidente del Consiglio ha detto la magistratura è il cancro della democrazia. Ora è più eversivo questo o un vaffanculo di Grillo? Passate parola."

 

mercoledì 1 maggio 2013

MANIFESTO DELL'ANTIMODERNITA'

 Manifesto dell'antimodernità.


  giugno 2002

Un Modello di sviluppo atroce, sfuggito dal controllo anche di chi pretende di governarlo, ci sta schiacciando tutti, uomini e donne di ogni mondo. Proiettandoci a una velocità sempre crescente, che la maggioranza non riesce più a sostenere, verso un futuro orgiastico che arretra costantemente davanti a noi - perchè  è lo stesso modello che lo rende irraggiungibile - crea angoscia, depressione, nevrosi, senso di vuoto e inutilità. In occidente questo modello paranoico è riuscito nell'impresa di far star male anche chi sta bene (566 americani su mille fanno uso abituale di psicofarmaci). Esportato ovunque, per la violenza dei nostri interessi e quella, ancor più feroce, delle nostre buone intenzioni, il modello occidentale ha disgregato popolazioni, distrutto culture, identità, specificità, diversità, territori, tutto cercando di omologare a sè. Il marxismo si è rivelato incapace di contenere e di sconfiggere il capitalismo. Perchè non è che una variante inefficiente dell'Industrialismo. Capitalismo e marxismo sono due facce della stessa medaglia. Nati entrambi in occidente, figli della Rivoluzione industriale, sono illuministi, modernisti, progressisti, positivisti, ottimisti, materialisti, economicisti, hanno il mito del lavoro e pensano entrambi che industria e tecnologia produrranno una tale cornucopia di beni da far felice l'intera umanità. Si dividono solo sul modo di produrre e di distribuire tale ricchezza. Questa utopia bifronte ha fallito. L'Industrialismo, in qualsiasi forma, capitalista o marxista, ha prodotto più infelicità di quanta ne abbia eliminata. Per due secoli Capitalismo e Marxismo, apparentemente avversari, in realtà funzionali l'uno all'altro, si sono sostenuti a vicenda come le arcate di un ponte. Ma ora il crollo del marxismo prelude a quello del capitalismo, non fosse altro che per eccesso di slancio.
Su questi temi fondanti però si tace o li si mistifica. Anche le critiche apparentemente più radicali si fermano di fronte alla convinzione indistruttibile che, comunque, quello industriale, moderno, è 'il migliore dei mondi possibile'. Sia il capitalismo sia il marxismo, nelle loro varie declinazioni, non sono in grado di mettere in discussione la Modernità perchè nella Modernità sono nati e si sono affermati. Danno per presupposto ciò che deve essere invece dimostrato.
Stanchi di subire la violenza dell'attuale modello di sviluppo e il silenzio complice o la sordità di coloro, politici ed intellettuali, che dovrebbero farci da guida e invece ci stanno portando all'autodistruzione, in una società che non è più capace di recepire argomenti ma solo 'coup de theatre' abbiamo quindi pensato, recuperando una antica tradizione, di ricorrere ad un MANIFESTO in 11 punti che traccia le linee ideali e culturali di un programma che intendiamo portare anche in campo politico, extraparlamentare e parlamentare. Vogliamo passare all'azione .
Levate la testa, gente. Non lasciatevi portare al macello docili come buoi, belanti come pecore, ciechi come struzzi che han ficcato la testa nella sabbia. Infondo non si tratta che di riportare al centro di Noi stessi l'uomo, relegando economia e tecnologia al ruolo marginale che loro compete. Chi condivide in tutto o in parte lo spirito del Manifesto lo firmi. Chi vuole collaborare anche all'azione politica, nei modi che preferisce e gli sono più congeniali, sarà l'arcibenvenuto. Abbiamo bisogno di forze fresche, vogliose, determinate, di uomini e donne stufi di vivere male nel "migliore dei mondi possibili".



NO alla globalizzazione né di uomini né di capitali né delle merci né dei diritti.
NO al capitalismo e al marxismo, due facce della stessa medaglia, l'industrialismo.
NO alla mistica del lavoro, di derivazione tanto capitalista che marxista.
NO alla democrazia rappresentativa.
NO alle oligarchie politiche ed economiche.

SI all'autodeterminazione dei popoli.
SI alle piccole patrie.
SI al ritorno, graduale, limitato e ragionato, a forme di autoproduzione e autoconsumo.
SI alla democrazia diretta in ambiti limitati e controllabili.
SI al diritto dei popoli di filarsi da sè la propria storia, senza pelose supervisioni umanitarie.
SI alla disobbedienza civile globale, se dall'alto non si riconosce più l'intangibilità della sovranità  degli stati, allora è diritto di ciascuno di noi non riconoscersi più in uno stato.

martedì 30 aprile 2013

La manipolazione della realtà attraverso i media.

Fonte:www.ettoreguarnaccia.com

L’informazione ha una grande importanza nella nostra vita, questo è innegabile. Come ho già descritto in precedenti articoli sul tema, essa ci fornisce i parametri mediante i quali noi leggiamo il mondo che ci circonda, contribuisce a formare la nostra opinione e ci induce ad agire in un modo piuttosto che un altro. Non possiamo sottovalutare il potere che l’informazione ha su di noi: ogni volta che d’istinto giudichiamo qualcosa o qualcuno come sbagliato, siamo realmente convinti di essere veramente noi la fonte di quel giudizio? O lo sono piuttosto le idee, i dogmi e le convinzioni che ci sono state innestate da anni di terapia da parte dell’informazione mainstream deviata, terapia alla quale ci sottoponiamo volontariamente e passivamente ogni giorno?
Ho già descritto come i mass media si arroghino il diritto di decidere se e come rappresentare le notizie e gli eventi, con un imperativo di fondo che impone a lettori e spettatori di non pensare, di assimilare passivamente e senza spirito critico tutto ciò che viene loro accuratamente allestito e propinato. In realtà dovevo aggiungere un particolare di non trascurabile importanza: i media si arrogano questo diritto perché siamo noi a permetterglielo, dando loro il nostro tacito consenso ogni giorno che passa, scegliendo di assistere comunque allo spettacolo che preparano per noi, sebbene disponiamo di numerose prove che dimostrano come questo sistema sia marcio, deviato e, di conseguenza, molto pericoloso.
Un’interessantissima intervista di Claudio Messora (alias ByoBlu) a Marcello Foa, giornalista di estrazione montanelliana per sua stessa affermazione e direttore del Corriere del Ticino in Svizzera, mi ha fornito una serie di pregevoli conferme alle tesi da me esposte nei precedenti testi sul tema dell’informazione. In più, Foa ha introdotto degli elementi nuovi ed interessanti come l’esistenza degli spin doctor e i concetti di piramide dell’informazione e di frame, degni di essere integrati nel tema generale e che mi hanno indotto ad approfondire le teorie e i concetti della comunicazione.
Teorie e concetti che ci consegnano le chiavi con le quali decifrare metodologie, meccanismi e subdoli fini degli organi di informazione ufficiale e che rendono sufficientemente completo il quadro tracciato da Foa e che precedentemente avevo cercato di abbozzare parlando del tradimento della propria missione da parte dei giornalisti in genere, dei subdoli meccanismi di martellamento mediatico e di etichettatura, del sovraccarico di informazioni inutili, delle campagne per indirizzare l’opinione pubblica e per indurre in essa sentimenti negativi come la frustrazione, l’insicurezza e la paura, nonché di come siano i giornalisti stessi a mantenere in vita un sistema dell’informazione marcio e deviato con le loro scelte personali quotidiane.
L’idea di scrivere questo nuovo articolo sul tema dell’informazione ha latitato in me per alcune settimane senza che riuscissi a dare un senso a quell’istintiva attesa. Poi, nell’arco di pochi giorni, alcune notizie mi hanno fornito nuovi, importanti indizi e, nondimeno, ulteriori conferme sul fatto che quanto è entrato da tempo ad arricchire la mia consapevolezza sul tema dell’informazione abbia realmente solide basi e valga assolutamente la pena di essere condiviso ed illustrato a chi vorrà leggerlo e, magari, approfondirlo.
L’articolo è lungo, ma può essere scaricato in PDF utilizzando il link posto in calce per una più agevole lettura in differita. Credo ne valga la pena. Buona lettura.

L’assordante silenzio e la manipolazione dei media
Domenica 7 aprile si è tenuta a Milano un’importante manifestazione contro la geoingegneria criminale clandestina (meglio conosciuta con il termine terribilmente riduttivo di ”scie chimiche”) e l’asservimento mafioso del nostro governo ai voleri della NATO, promossa da associazioni come “Riprendiamoci il pianeta”, “Yoga e salute”, “Movimento Valori e Rinnovamento” e “Tanker Enemy” (organizzazione citata dall’attore Nicolas Vaporidis in un’intervista apparsa di recente sulla trasmissione “Le Iene”). Un evento nel quale si è protestato anche contro OGM, vaccini micidiali, signoraggio bancario, UE e multinazionali e del quale, nel bene e nel male, non vi è stata alcuna copertura da parte dei mass media, nonostante uno scarno lancio di agenzia di ADNKronos. Di conseguenza, è come se questa manifestazione non fosse mai avvenuta.
Martedì 9 aprile è giunta notizia di una sentenza storica per un paese come il Regno Unito in cui vige il sistema della Common Law, in virtù del quale qualunque sentenza proferita da un giudice costituisce precedente giuridico che ha forza di legge a tutti gli effetti. Tony Rooke, cittadino inglese, aveva rifiutato di pagare il canone TV a fronte dell’evidente manipolazione nella rappresentazione dei fatti dell’11 settembre commessa dall’emittente BBC, in particolare a fronte dell’eclatante errore di dare la notizia del crollo dell’edificio WTC7 ben 20 minuti prima che si verificasse. Secondo Rooke, la BBC doveva essere venuta a conoscenza dall’attacco terroristico prima che accadesse, diventando quindi complice dell’attacco stesso e il giudice, sulla base dei numerosi elementi di prova, ha convenuto che la protesta fosse giusta e ragionevole, pertanto ne ha disposto l’assoluzione e nessuna multa è stata comminata a carico dell’imputato per il mancato pagamento del canone. Nel caso fosse sfuggito, non è importante tanto l’assoluzione del buon Rooke, quanto l’accertamento della complicità della BBC nella enorme manipolazione delle informazioni, delle notizie e dei filmati trasmessi in merito agli avvenimenti dell’11 settembre, per approfondire degnamente i quali consiglio la lettura del libro “Ingannati – Fin dai tempi della scuola” di Alberto Medici.
Sabato 13 aprile, Amber Lyon, ex giornalista della CNN, ha rivelato come durante il suo lavoro per il canale televisivo americano avesse ricevuto ordini di falsificare determinate notizie e di ometterne altre, con l’obiettivo di avviare una campagna diffamatoria verso Iran e Siria, per manipolare l’opinione pubblica con una demonizzazione costante dei due paesi ed ottenere consensi per una futura invasione militare. Dice Lyon –
“Ho lavorato nel mainstream per quasi un decennio ed ho avuto la testimonianza diretta che non ci si può fidare dei mass media. Ho toccato con mano come il mainstream faccia uscire storie censurate per il volere di governi, corporation ed élite. Dovete fare affidamento sui giornalisti indipendenti per avere un quadro accurato di ciò che sta succedendo negli Stati Uniti”.
Recepito il messaggio?
Boston, lunedì 15 aprile: durante la maratona, due fratelli ceceni organizzano ed eseguono un attentato dinamitardo, eppure la zona è stranamente piena zeppa di forze dell’ordine, agenti segreti e mercenari militari, gli stessi che dapprima si fanno infinocchiare da due pazzi, sadici e fanatici, ma che poi risolvono il caso brillantemente e dopo sole poche ore dal misfatto. Parte una caccia all’uomo con uno spiegamento di forze che sarebbe giustificato solo in caso di invasione aliena per catturare due poveri malati di mente e, alla fine, un attentatore viene frettolosamente ucciso senza alcun processo, nonostante fosse completamente disarmato. I media si profondono da subito nella massiccia copertura del nefasto evento, raccogliendo foto palesemente false e taroccate ad arte (persone amputate che non perdono neanche una goccia di sangue, vetrate che si frantumano in direzione dell’esplosione e non viceversa, zainetti che non corrispondono, gente che ride su quello che ha tutto l’aspetto di un set, ecc.), nonché dichiarazioni assolutamente perentorie delle forze dell’ordine, che affermano di aver concluso rapidamente (forse troppo) il caso. Nessun dubbio né approfondimento che sia considerabile sensato e degno di nota proviene dai media, che restano compatti ed allineati nel sostenere la versione ufficiale dei fatti.
New York, sabato 27 aprile: a quasi 12 anni di distanza, viene casualmente ritrovato un pezzo del carrello di atterraggio di uno dei due aerei dovrebbero essersi schiantati sulle torri gemelle nei tristemente famosi fatti dell’undici settembre. Strano, perché i debunkers hanno più volte cavalcato la tesi che gli aerei si siano vaporizzati durante l’impatto con le torri, ovviamente con i carrelli ancora chiusi. Strano, perché quel pezzo è stato ritrovato a tre isolati di distanza, in un intercapedine fra due muri molto alti e, ancor più strano, avvolto in una corda piuttosto grossa, molto simile a quella che sarebbe necessaria per calare un pezzo così pesante dall’alto fino a terra. Strano anche il fatto che proprio quel pezzo riporti stampato un numero seriale ben visibile e decifrabile che verrà sicuramente collegato ad uno dei due aerei incriminati. Anche stavolta tutti i media si lanciano in una massiccia copertura del sorprendente evento, uniti, compatti ed unanimi nella spiegazione dei fatti e delle teorie a corredo, senza alcun dubbio né approfondimento.
Roma, domenica 28 aprile: davanti a Montecitorio, durante la cerimonia di giuramento del nuovo governo Letta, un attentatore disperato per l’assenza di lavoro vuole colpire i politici ma, vista la sfortunata assenza di questi, decide di sparare sui carabinieri. Non molto sensato. L’attentatore, vestito di tutto punto nonostante le gravi difficoltà economiche, con taglio di capelli e calzature di chiara ispirazione militare, spara ben otto colpi con straordinaria precisione e colpendo i malcapitati in punti molto critici ma senza causare la morte di nessuno e senza che nessuno dei numerosi carabinieri, agenti di polizia e agenti segreti presenti in loco riesca a rispondere al fuoco. Immediata copertura mediatica, con versione unanime dei fatti, un filmato scovato chissà dove ma sfortunatamente di qualità troppo bassa per capire bene come sono andate le cose, alcune foto con molti particolari alquanto dubbi. Altrettanto immediatamente, le forze di polizie risolvono il caso ed escludono perentoriamente qualsiasi ipotesi diversa da quella così accuratamente e rapidamente ricostruita dai giornalisti presenti sul posto.
Quelli citati sono solo gli ultimi e più eclatanti esempi di manipolazione dell’informazione mainstream, fatta di colpevoli omissioni, criminali complicità, illecite manipolazioni e censure. Altri esempi potrete trovarli nei precedenti articoli sul tema. In particolare, gli ultimi tre casi sono estremamente carenti dal punto di vista della ricostruzione, con palesi manipolazioni delle immagini e numerose incongruenze, tipiche della costruzione di meccanismi “Problema-Reazione-Soluzione. I media, unanimi e compatti, hanno raccontato le loro verità, nonostante le evidenze raccontino ben altre storie. Eppure le prove della manipolazione, le contraddizioni, le evidenti falsità sono tutte davanti ai nostri occhi: eppure la maggior parte della gente non vede, non sente e crede ciecamente nella versione appositamente preparata per loro, dagli antefatti alle conclusioni, affinché non debbano sforzarsi troppo in ragionamenti ed approfondimenti.
Perché succede tutto questo? Com’è possibile?

Gli spin doctor
Quando ho visto e, in seguito, riletto con attenzione l’intervista a Marcello Foa, ho avuto un’importante conferma del fatto che l’idea che si stava plasmando nella mia mente in merito all’informazione ufficiale fosse piuttosto realistica e fondata. In base alle sue ricerche ed analisi sul modo in cui governi ed istituzioni riescono ad orientare i media, Foa evidenzia un’anomalia ormai molto frequente, ovvero che giornali e media in genere propongono tutti la stessa visione della realtà, la medesima esposizione dei fatti, ripetendo addirittura gli stessi errori, senza mai differenziarsi indipendentemente dal loro orientamento politico. In merito alle cause di questo spiacevole fenomeno, Foa fornisce anche i colpevoli: gli spin doctor, ovvero abili manipolatori dell’informazione, nati per gestire le campagne elettorali politiche e successivamente penetrati nel sistema politico stesso fino a manipolare faziosamente l’informazione, senza rispettarne l’obiettività ed oggettività.
Questo si unisce al fatto che, nella stragrande maggioranza dei casi, l’origine di una notizia è proprio dentro alle istituzioni politiche e governative dalle quali attingono le agenzie di stampa e, a cascata, i giornalisti. Di conseguenza, si produce un fenomeno di condizionamento delle masse che è quantomeno preoccupante per gli effetti devastanti che esso comporta, e al quale i giornalisti, consciamente o meno, non si sottraggono quasi mai. Quando la costruzione dell’informazione avviene abbinando tecniche di giornalismo e di comunicazione con tecniche di psicologia, si crea inevitabilmente un’autentica arma di distruzione di massa, in grado di manipolare artificiosamente le masse senza che queste se ne rendano conto, provocando effetti devastanti sulla verità a breve termine e, nel lungo periodo, generando idee, preconcetti, stereotipi, dogmi e forme di pensiero che risulteranno difficilissime da estirpare. Una tecnica che ricorda molto la metafora della ranocchia bollita, un’azione di propaganda lenta e costante che, senza alcuna dichiarazione d’intenti, sfugge alla coscienza e non suscita reazione, opposizione o rivolta.
L’insieme degli elementi acquisiti a lungo termine costituisce la base sulla quale noi costruiamo la nostra percezione del mondo e, soprattutto, le nostre convinzioni ed azioni. Le idee guidano la nostra intraprendenza, i preconcetti limitano i nostri rapporti, gli stereotipi ci inducono a vedere diversità dove non esistono, i dogmi racchiudono in una gabbia invisibile la nostra mente e, infine, le forme di pensiero condizionano pesantemente quello che sarà il futuro che disegneremo per noi stessi. Ecco perché rappresentare, illustrare e alimentare sentimenti di divisione, odio, intolleranza, umiliazione, minaccia e paura verso una moltitudine di persone può avere effetti devastanti e distruttivi sul singolo e sulla società nel suo insieme. Non è affatto azzardato, quindi, affermare che l’informazione ha un peso rilevante nella formazione della società presente e futura.

La piramide dell’informazione
Nella sua interessante intervista, Foa illustra il meccanismo della piramide dell’informazione. Esso parte dal concetto che non tutte le notizie hanno lo stesso peso, perché se una notizia viene data da una grande testata o una grande emittente, essa ha indubbiamente un peso di gran lunga superiore rispetto al caso in cui essa provenga da un media di dimensione locale o da un piccolo sito sconosciuto ai più. Ciò avviene in parte in funzione della credibilità dell’istituzione o del media sorgente, ma è dovuto anche al dilagante conformismo che caratterizza i giornalisti. Sono pochi, infatti, i giornalisti che tendono a pensare, analizzare, collegare e scrivere con la propria testa, poiché la maggior parte di essi tende ad adottare un atteggiamento tendenzialmente conformista e, quindi, a replicare l’opinione che ritengono sia generalmente condivisa o, quantomeno, istituzionalmente legittima.
In virtù di questo meccanismo, quanto un concetto o un argomento molto forte viene lanciato da un media riconosciuto, si innesca quello che è un effetto a cascata nella piramide dell’informazione, nel quale più il media sorgente è in alto nella piramide, più la notizia è sensazionale, più tutti i media si affanneranno simultaneamente a parlare di quell’argomento. A volte l’argomento è realmente degno di larga diffusione, ma i casi del genere diventano ogni giorno meno frequenti, mentre la maggior parte delle volte gli eventi propagandati non meritano un’attenzione così forte e diffusa. Ma se hai uno spin doctor dentro alle istituzioni governative, quindi esattamente sulla cima della piramide dell’informazione, allora hai qualcuno che conosce bene le tecniche per indurre i media a parlare simultaneamente, con il taglio voluto, di una notizia che è stata scelta molto spesso arbitrariamente. Una pratica pericolosissima, perché l’effetto finale consiste nel falsare la nostra percezione, talvolta deviandola.
Ecco che la massa si ritrova spesso a parlare di argomenti che pensa siano importanti, convinta che le basi sulle quali essi si fondano siano credibili, mentre in realtà, alla fonte, c’è qualcuno che sta giocando arbitrariamente con la buona fede della gente. L’effetto ultimo, rilevato da Foa, consiste in un fenomeno di ribellione nel quale, a forza di manipolare le masse, queste tendono a non riporre più alcuna fiducia nelle istituzioni che, invece, dovrebbero essere un pilastro del nostro convivere civile. Questo è solo l’inizio del problema, perché questi sentimenti di protesta e ribellione possono sfociare in una rigenerazione virtuosa della democrazia, ma possono anche essere sottoposti ad ulteriore manipolazione arbitraria e, se cavalcati da leader poco rispettabili, possono addirittura portare ad una vera e propria dittatura di stampo moderno. A tal proposito, Foa cita Hitler e Mussolini, i cui fenomeni sono nati e si sono sviluppati proprio su onde di disgusto e, aggiungo io, bisognerebbe tenere d’occhio le possibili evoluzioni del Movimento 5 Stelle poiché, quantomeno a livello di ideologia e di conduzione, comincia ad assomigliare proprio ai fenomeni storici citati.
Fortunatamente, negli ultimi tempi la capacità di persuasione dei media è diminuita con l’aumentare a dismisura del numero di persone che oggi non credono più all’informazione ufficiale e, aggiungo io, guardandovi con altri occhi e con un nuovo senso critico, sono in grado di rilevarne quasi a colpo d’occhio gli evidenti segni e tentativi di manipolazione e deviazione. Questo può avvenire sia razionalmente, a fronte di un’opera di documentazione e ricerca personale su fonti di informazione alternativa o diretta, sia istintivamente, forse per effetto della coscienza collettiva o del fenomeno della centesima scimmia.

Il frame e l’etichetta
Secondo Foa, noi viviamo in una società all’interno della quale vige un frame, ovvero un concetto molto forte ed importante costituito da una sorta di cornice psicologica, che si impianta nei valori della massa e che si genera in base alla percezione costruita ad arte dai media. Una volta instaurato questo meccanismo, tutto ciò che rientra all’interno della cornice supporta e rafforza la percezione del mondo da parte dell’individuo, ovviamente rassicurandolo, mentre ciò che non vi rientra, per quanto veritiero possa essere, viene tendenzialmente scartato, minimizzato, deriso o ignorato. Il frame è un meccanismo molto subdolo ma indubbiamente reale e verificabile, poiché viene usato di continuo dalla piramide dell’informazione per imbrigliare le idee e le azioni delle masse, ad esempio nelle campagne di propaganda a favore della permanenza del nostro paese nell’Euro, sull’importanza di contenere lo spread BTP-BUND, sulle rivoluzioni contro leader politici che di colpo si trasformano in dittatori sanguinari, sui falsi movimenti come Occupy Wall Street, Pussy Riot o Femen, oppure ancora quando si tratta dei dogmi fondanti della religione.
Qualsiasi notizia vada ad intaccare il frame provoca nella maggior parte delle persone un riflesso condizionato che si traduce in un rifiuto a priori e in sentimenti di insicurezza e paura, perché quella notizia va a mettere in dubbio le credenze, le assunzioni ed i dogmi sui quali il frame stesso si fonda, anche se tutte le evidenze e gli elementi di cui la gente dispone dovrebbero condurla quantomeno a porsi delle domande. Questo fenomeno induce anche la maggior parte dei media e dei giornalisti, proprio in virtù del conformismo dilagante che li attanaglia, ad assecondare e, se possibile, rafforzare questo frame, piuttosto che fornire ai cittadini gli strumenti e le informazioni per valutare autonomamente e indipendentemente ciò che accade loro intorno.
Questa, secondo Foa, è la ragione principale per cui risulta molto facile orientare le masse in occasione delle grandi crisi internazionali, supportata da un altro subdolo meccanismo: l’etichetta. Quando vuoi demonizzare una persona o un concetto, la via più semplice è affibbiargli un’etichetta negativa, screditando automaticamente tutte le tesi che porta con sé. Così, aggiungo io, chi denuncia l’orrendo crimine finanziario iniziato con l’Euro e perpetrato con il MES diventa antieuropeista, chi non è funzionale a determinati interessi geopolitici diventa nemico della libertà, chi ravvisa palesi irregolarità e falsità nelle versioni ufficiali dei fatti diventa complottista, chi cerca disperatamente di difendere i propri diritti umani e civili diventa attivista, chi argomenta a favore dei diritti dei cittadini diventa populista e via dicendo.
Gli spin doctor sono persone estremamente preparate ed intelligenti, molto spesso di estrazione giornalistica o comunicatori professionisti di grande scaltrezza, coadiuvati da squadre di psicologi che studiano come affinare al meglio l’approccio mediatico, proprio ricorrendo alle tecniche già citate e a molte altre tuttora valide e molto utilizzate. Il processo di condizionamento delle masse, fino a qualche tempo fa, era un processo quasi matematico con risultati perfetti e prevedibili, mentre oggi Internet e il Web hanno provocato un certo turbamento e scombussolamento del meccanismo. Non è un caso, infatti, che i più moderni ed efficaci movimenti di riforma e di rinnovamento delle istituzioni sono nati proprio dalla grande rete.

Tecniche di condizionamento implicito e teorie della comunicazione
Oggi è possibile leggere l’attualità nazionale ed internazionale soprattutto attraverso il filtro classico dei giornali e dei media, i quali ragionano ed operano secondo il concetto del frame, ovvero tendono costantemente a riconfermare la visione della realtà che essi stessi hanno di volta in volta generato, secondo un meccanismo talmente semplice ed efficace che il giornalista non deve neanche ricevere la classica telefonata di chi gli dice “devi scrivere questo e in questo modo”. A volte capita, come abbiamo visto nel caso della Lyon sopra citato, ma non è necessario. Una volta che lo spin doctor ha stabilito la cornice, gli scopi e la visione da considerarsi legittimamente corretta, mentre tutte le altre non lo sono, tutto il resto avviene automaticamente, perché i giornalisti vanno in maniera inerziale verso la direzione che crea maggiore consenso intorno a loro, cioè verso il loro pubblico, nei confronti del proprio elettorato e verso i propri colleghi.
Questo accade praticamente in tutti i giornali del mondo ed è un meccanismo che si alimenta da solo. Ecco perché, se compri diversi giornali e guardi i telegiornali di diverse emittenti, sei colpito dal fatto che la scelta delle notizie appare sempre la stessa e gli argomenti vengono spesso trattati nella medesima maniera. Le prime pagine dei grandi quotidiani nazionali hanno sempre gli stessi titoli e gli stessi argomenti. Qualcuno potrebbe considerarla una casualità, ma se si pensa che la redazione di un giornale di media grandezza riceve fra i sei e di diecimila lanci di agenzia, esistono potenzialmente migliaia di notizie dalle quali attingere, eppure la scelta ricade sempre su quelle dieci che finiscono in prima pagina per essere trattate tutte alla stessa maniera. Un risultato che non potrebbe essere raggiunto nemmeno condizionando direttamente i singoli giornalisti, mentre diventa possibile applicando tecniche di condizionamento implicito che hanno effetti straordinari.
Pensate che le tecniche di persuasione e condizionamento delle masse attraverso i media non sono affatto moderne, poiché risalgono tutte al periodo antecedente o immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale. Si parte dalla teoria ipodermica di Harold Lasswell, conosciuta anche come “bullet theory”, secondo la quale i mass media sono potenti strumenti persuasivi che agiscono su una massa passiva ed inerte, costituita da individui indifferenziati, isolati, atomizzati, anonimi e poco colti, senza organizzazione né leadership, facilmente suggestionabili e contraddistinti da comportamenti collettivi uniformi. In essa viene coniato per la prima volta il concetto di target, bersaglio, utilizzato ancora oggi nel campo della comunicazione e del commercio, partendo dal presupposto che ad uno stimolo inviato attraverso i media corrisponda una precisa risposta dell’audience. Successivamente furono introdotte nella teoria due variabili come le caratteristiche psicologiche e i fattori sociali di relazione e differenza all’interno della massa, prevedendo quindi un nuovo fattore definito di “resistenza” nella relazione stimolo-risposta.
Fra gli anni ’40 e ‘50 fece la sua comparsa la teoria della persuasione di Edward Tolman, secondo la quale i media, attraverso l’efficacia persuasiva della propaganda, erano in grado di modificare l’atteggiamento (predisposizione acquisita) della massa e, di conseguenza, il comportamento, ad esempio negli acquisti o nel voto. Le ricerche in tal senso vertevano sull’audience e sul contenuto ottimale del messaggio, in particolare verso gli aspetti di interesse, esposizione selettiva (condivisione), percezione selettiva (assimilazione) e memorizzazione selettiva, con individuazione dell’effetto “bartlett” basato sulla lunghezza del messaggio e dell’effetto “latente” basato sulla lunghezza dell’esposizione al messaggio.
Uno studio realizzato da Lazarsfeld, Berelson e Gaudet nel 1944, intitolato “The people’s choice. How the voter makes up his mind in a Presidential campaign”, dimostra come il rapporto tra media e destinatario non è sempre diretto ma è mediato da particolari figure, gli opinion leader, che, considerati competenti per alcune materie, interpretano e diffondono il messaggio proveniente dai media. Il flusso della comunicazione, quindi, viene considerato suddiviso in due fasi (two-step flow of communication): una fase avviene direttamente tramite i media mentre un’altra è interpersonale fra diversi soggetti. Lo studio dimostra anche che solo il 5% degli elettori viene influenzato direttamente dai media, perciò si parla di teoria degli effetti limitati o minimal effects, poiché l’effetto dei media viene attenuato dalle appartenenze di gruppo (rapporti orizzontali) e dall’influenza dei leader d’opinione (rapporti verticali). Nella nostra società, le appartenenze di gruppo sono costituite principalmente dall’etnia, dalla religione, dal partito politico, dalla classe sociale e dalla professione, mentre i leader d’opinione sono perlopiù rappresentati dai vari “esperti” che talk show, spettacoli di intrattenimento e rubriche di approfondimento propinano tutti i giorni, in qualità di individui particolarmente interessati e coinvolti sul singolo tema, dotati di ottime conoscenze su di esso e in grado di esercitare una certa influenza sul pubblico. Molto spesso, questi stessi esperti agiscono da gatekeepers, cioè da veri e propri guardiani della soglia, poiché si impegnano a difendere la versione ufficiale e la realtà costruita dai media da qualsiasi attacco o tentativo di controinformazione.
A completare il quadro si sono aggiunte, nel tempo, la teoria funzionalista, caratterizzata da un approccio globale al fenomeno della comunicazione di massa in cui si analizza la funzione globale del sistema mediatico sulla produzione e sulla diffusione quotidiana dei messaggi, la teoria degli usi e delle gratificazioni, fondata sull’assunto che i media svolgono un servizio pubblico e che i loro effetti non sono diretti ma dipendenti dall’uso che gli individui ne fanno per le proprie necessità, la teoria critica, fondata sulla reinterpretazione del pensiero marxiano e caratterizzata da una posizione negativa verso i mass media, la teoria culturologica, che considera la cultura non come un sistema statico di idee e testi ma come un processo sociale di continua produzione, distribuzione e consumo, e l’analisi degli effetti a lungo termine, secondo la quale i media non influenzano direttamente il comportamento del pubblico bensì l’esposizione prolungata alla comunicazione di massa, nel lungo periodo, modifica l’atteggiamento dell’individuo e la sua percezione della realtà, con effetti cognitivi ed effetti cumulativi.

Agenda setting ed effetti a lungo termine
Proprio dall’analisi degli effetti a lungo termine giungono gli spunti più interessanti (e preoccupanti), in particolare nell’ambito degli effetti cumulativi e del potere dei media. Secondo l’ipotesi dell’agenda setting, i media evidenziano, all’interno della realtà, una serie di problemi (focalizzazione) fornendo quindi dei quadri interpretativi (frame) mediante i quali recepirli, generalmente per ragioni di tipo economico, politico o geopolitico. Come risultato, lo spettatore (la massa) si convince che accade o che conta solo ciò che la radio, la televisione e i giornali scelgono di riportare, ma soprattutto che tutto ciò accade esattamente nel modo in cui viene illustrato o riportato. Da qui il concetto di definizione dell’agenda quotidiana della massa, mediante la quale vengono definiti, allestiti e proposti gli argomenti ai quali la gente deve pensare e sui quali deve discutere, quindi, in definitiva, il pubblico è portato a dare importanza ed attenzione solo agli argomenti, ai fatti, agli eventi e alle persone cui i media danno risalto. Un altro, terribile risultato è costituito dalla dipendenza cognitiva che il pubblico manifesta verso i media e che rivela effetti a lungo termine dovuti al fatto che le nuove conoscenze impartite sono strutturate sulla base delle vecchie conoscenze già strutturate in precedenza. Fortunatamente, sembra che l’individuo non sempre adotti l’agenda proposta dai media, soprattutto se già dotato di una consolidata gerarchia di temi cui è particolarmente interessato, bensì sia più portato ad integrare la propria agenda personale con quella proposta dai media, un fenomeno definito “persuasione temperata dalla persistenza”.
Resta il fatto che i media polarizzano l’attenzione del pubblico, la cui comprensione ed interpretazione della realtà è in gran parte mutuata proprio dai media, tanto che il divario fra il patrimonio di informazioni, conoscenze e rappresentazione della realtà sociale che l’individuo apprende dai media e la porzione di realtà che egli esperisce personalmente, si è enormemente allargato nella società contemporanea. Il ruolo centrale dei media genera sempre più sezioni della realtà cui gli individui accedono quotidianamente solo attraverso la mediazione dei mezzi di comunicazione di massa, che si limitano a fornire le notizie, ma le dotano di apposite “istruzioni” sulla loro collocazione semantica, generando di fatto una “metacomunicazione”.
La teoria della coltivazione afferma che i media coltivano lo spettatore dall’infanzia all’età adulta, offrendogli una visione del mondo e della realtà comune e condivisa, costruendo ed omogeneizzando la cultura, mentre la teoria della spirale del silenzio di Noelle-Neumann afferma che i soggetti non sono direttamente suggestionati dai media ma interagiscono fra loro, si scambiano informazioni ed opinioni, e hanno la capacità di percepire quali opinioni siano socialmente prevalenti e quali no. Proprio su questa percezione si basa l’espressione dell’opinione, poiché i soggetti sono più portati ad esprimere quelle opinioni che percepiscono come socialmente condivise, reprimendo quelle non socialmente accettate. Secondo questa teoria, il sistema dei media tende a diffondere alla massa un messaggio culturalmente omogeneo, accuratamente celato dietro le apparenti e superficiali differenze di tendenza politica o di genere, generando fenomeni di consonanza e cumulatività che escludono autonomamente tutte quelle informazioni ritenute in qualche modo devianti.
Quando l’opinione pubblica si conforma al messaggio diffuso unitariamente dai media, ai soggetti sociali che sostengono idee diverse non rimane che il silenzio, poiché risulta estremamente difficile, se non impossibile, sostenere un’idea che i media tacciono. I media, inoltre, rafforzano costantemente le idee che diffondono (ricordate l’euro e lo spread?) e forniscono anche le argomentazioni necessarie per difenderle, cosa che non accade alle idee minoritarie che vengono così fagocitate, appunto, in una spirale del silenzio.
La teoria dello scarto di conoscenza (o “knowledge gap theory”) di Tichenor, Donohue e Olien (1970) riconosce ai media la capacità di costruire un comune universo simbolico di riferimento e di aggregare e definire un’identità culturale, pur con l’evidenza empirica che gli individui con più elevato livello socio-economico e di istruzione hanno maggiori opportunità di acquisire le informazioni. Di conseguenza, l’incremento di informazione della società moderna non comporta un uguale ed effettivo aumento di conoscenze per tutti i soggetti della massa, anzi, secondo questa teoria i media amplificano e riproducono le differenze sociali e culturali, addirittura generandone di nuove. La teoria della dipendenza di Ball-Rokeach e deFleur (1985), infine, afferma che nella società contemporanea, la sfera d’esperienza vissuta direttamente dall’individuo è limitata rispetto alla parte di realtà sociale che ciascuno di noi conosce attraverso la mediazione della comunicazione di massa. Tra il pubblico e il sistema mediatico si crea così un rapporto di dipendenza poiché i media raccolgono, creano ed elaborano l’informazione e poi la distribuiscono, controllando di fatto le risorse che consentono agli individui di conseguire i propri obiettivi.

La verità dapprima celata, poi ignorata
Il famoso psicoterapeuta Sigmund Freud fu il primo a sostenere che fosse la mente inconscia, dinamica ed attiva, a prendere le decisioni, sulla base del fatto che la mente consti in larga misura di un inconscio che, molto probabilmente, alimenta il conscio con ciò che diverrà pensiero. Come questo si traduca in condizionamento, lo spiegò già nel 1922 il giornalista Walter Lippmann affermando che
“le immagini che gli esseri umani hanno nella testa, le immagini di sé stessi, degli altri, dei propri scopi ed obiettivi, delle proprie relazioni, rappresentano le loro opinioni pubbliche. Quando queste immagini vengono gestite da gruppi di persone o da persone che agiscono in nome di gruppi, esse diventano Opinione Pubblica, con le iniziali maiuscole”.
Proprio attraverso i media – sosteneva Lippmann – la maggior parte delle persone elabora quelle immagini nella testa che garantiscono ai media “un potere spaventoso”.
I mass media sono in grado di raggiungere sempre maggiori quantità di persone con i loro messaggi programmati, prestabiliti, e ciò rappresenta la chiave per la creazione di “ambienti controllati” per il lavaggio del cervello, a patto che le vittime non se ne rendano conto. Ecco perché è fondamentale che siano presenti numerose fonti d’informazione, con messaggi omogenei ma sufficientemente diversi da mascherare la sensazione di un controllo esterno. Quando possibile, questi messaggi devono essere offerti e rinforzati attraverso la macchina dell’intrattenimento, da consumarsi senza coercizione per dare alla vittima l’impressione di aver scelto di propria volontà tra diverse opzioni e programmi.
Nel suo libro “L’Opinione Pubblica”, Lippmann osserva come la gente tenda a ridurre problemi complessi in formule semplicistiche, in schemi, formando la propria opinione secondo ciò che credono che gli altri intorno a loro credano. Di conseguenza, la verità non è quasi mai interiore all’individuo, ma è creata e rimodellata dalla sua mente per conformarla ai modelli sociali che ha deciso di condividere (ricordate il concetto di frame?). Infatti, le notizie fornite dai media sono avvolte inevitabilmente in un’aura di realtà, poiché l’individuo medio tende a pensare che “se non fossero reali, perché mai sarebbero state riportate?”. A questi concetti si somma l’assioma sostenuto dallo psicologo e filosofo statunitense William James, secondo il quale
“di fronte ad una novità, la gente pensa: non è vera. In seguito, quando la verità diventa palese, la gente pensa: comunque non è importante. Infine, quando la sua importanza appare innegabile, la gente pensa: però non è una novità”.
Il caso principe in cui ciò accade continuamente è proprio quello della geoingegneria criminale clandestina (in poche parole, l’irrorazione di miscele di polimeri, metalli pesanti, veleni e altri composti nell’atmosfera e l’uso del sistema HAARP per la manipolazione della ionosfera mediante onde ELF ad altissima potenza, entrambi perpetrati dalle forze NATO con il tacito assenso del nostro esercito e del nostro governo): a fronte delle numerose informazioni ormai largamente disponibili e delle svariate ed incontestabili evidenze, poiché il crimine viene perpetrato su scala planetaria ed ha effetti terribili sull’intero ecosistema, sul clima, sulla salute e sulla mente umana, la gente tende a reputarlo non vero e ad escluderlo dalla propria cognizione. Adesso stiamo pian piano entrando nella fase successiva, quella in cui la verità è sempre più palese, ma la gente, offuscata dalla becera opera di controinformazione e opportunamente rassicurata dal silenzio dei mass media, non ritiene importante la questione, nonostante questa riguardi la salute e la sopravvivenza degli esseri umani e del nostro pianeta. La terza ed ultima fase si verificherà, di conseguenza, come descritto da James. Il medesimo meccanismo si è già verificato per altri eventi eclatanti come l’undici settembre, Fukushima o Ustica.

Complotto o natura umana?
Abbiamo visto, quindi, come l’attuale sistema dei mass media sia studiato e costruito per orientare le masse, grazie alla complicità e all’inerzia di figure ormai totalmente passive tuttora definite “giornalisti”, che si limitano a conformarsi al pensiero comune e a cercare il consenso generale, forse anche qualche vantaggio personale, senza alcun approfondimento giornalistico né indipendenza. Abbiamo visto come gli spin doctor, posti appositamente in cima alla piramide dell’informazione, siano in grado di orientare efficacemente l’opinione pubblica attraverso l’accurata costruzione di una verità falsa, rimodellata e costruita ad arte, utilizzando apposite tecniche di comunicazione e meccanismi di persuasione subdoli ma straordinariamente efficaci. Abbiamo visto come il sistema d’informazione sia perfettamente in grado di generare un divario sociale sempre più importante e di creare nella massa una vera e propria dipendenza. Abbiamo visto, infine, come la mente umana si faccia agevolmente imbrigliare e dirigere a causa di meccanismi inconsci che la maggior parte degli individui non è ancora in grado di constatare né di neutralizzare, fino a lasciarsi rinchiudere le mente in una prigione le cui sbarre sono rappresentate dall’opinione pubblica prevalente, dalla spirale del silenzio, dalla cornice informativa di cui dispone e dalla profonda paura di guardare in faccia la verità e, quindi, sé stessi.
La realtà che ci circonda è costruita nella nostra mente e, quindi, ai nostri occhi, in base alla nostra percezione. La nostra percezione è basata sulla nostra cultura e sulle informazioni che assimiliamo. La cultura e le informazioni sono costruite ad arte dai mass media proprio per ottenere precisi effetti a lungo termine sulle masse, indirizzando l’opinione pubblica, modificandone di conseguenza il comportamento, le scelte e le azioni. Perché ci riescono? Semplice, perché la maggior parte di noi ha scelto di smettere di pensare, di cercare e di capire, lasciando atrofizzare il proprio spirito critico a favore di una superficialità fatta di vizi, inedia, futile intrattenimento e una varietà di valori infimi, dalla quale viene il grande successo di programmi televisivi e rubriche di gossip, sesso, sport e altre amenità.
Malcolm X ci ammonì chiaramente:
“Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono”.
Luoghi comuni, dogmi, falsi principi, credenze ed errate deduzioni condizionano ormai la nostra intera vita e sono il fondamento della costruzione artefatta della realtà che ci circonda. Una realtà costruita per noi perché noi per primi non vogliamo o non siamo in grado di costruirla. Tutto ciò appare frutto di un complotto appositamente ordito per controllare e soggiogare le masse, eppure sembra anche che esso non sia altro che la risposta ad una precisa domanda generata nel tempo proprio dall’essere umano stesso e abilmente sfruttata dal sistema mediatico con il suo implicito consenso.
Ma allora, secondo voi, perché accade tutto ciò? A causa di un ipotetico complotto o della nostra natura umana? Sarei onorato di conoscere il vostro pensiero.

di Ettore Guarnaccia
 

venerdì 19 aprile 2013

LA CORSA AL QUIRINALE - I MANOVRATORI

FONTE: LA VOCE DELLE VOCI

di Rita Pennarola

C'e' la Trilateral e c'e' Bruegel, ci sono Aspen, Astrid e, in primo piano, c'e' la Fondazione Italianieuropei. E' su questi tavoli che si sta giocando la partita per la guida del Paese, tanto a Palazzo Chigi quanto al Quirinale. Qui ricostruiamo la fitta ragnatela di interessi e personaggi collocati in ruoli apicali dentro sigle e fondazioni che da tempo reggono le sorti dei Paesi occidentali. Un intreccio che riconduce immancabilmente ai nomi dei “papabilissimi” per guidare l'Italia secondo direttive gia' scritte, come accaduto per il governo Monti finora. A sorpresa, dentro gli organigrammi dei prestigiosi istituti politici ricorre anche il nome di Giulio Napolitano, figlio del capo dello Stato in procinto di lasciare il Colle. Partite che, alla luce di questi scenari, appaiono dall'esito scontato. Proprio come ai tempi del Britannia.

Tutto era andato, fino a gennaio, secondo le previsioni. E qualche lieve incidente di percorso - il Pdl che a dicembre decide di sfiduciare il governo Monti, anticipando d'un paio di mesi la gia' fissata tornata elettorale - non sembrava, tutto sommato, aver modificato di molto quanto gia' pianificato a tavolino sulle sorti dell'Italia. L'esecutivo guidato da Pierluigi Bersani con l'apporto sostanziale dell'alleato Mario Monti all'inizio del 2013 appariva quasi una certezza assoluta a quei poteri che da tempo tirano i fili della nostra economia, potendo contare su uomini ed apparati fidatissimi.
Poi qualcosa e' andato storto. Nel corso di una campagna elettorale lampo, la prima tutta invernale nella storia della repubblica, Silvio Berlusconi sfodera le sue armi di sempre: presenzialismo massiccio in tv e piazze ma, soprattutto, attacco frontale ai padroni dell'euro e a quei governi che, a partire dall'esecutivo Monti, puntano a spogliare il nostro Paese della residua sovranita' nazionale. Detto, fatto e centrato: contro ogni previsione dei sondaggisti, anche quelli di fiducia del Cavaliere, il Popolo della Liberta' rimonta di giorno in giorno quel misero 14-16% assegnato al partito tra fine dicembre e inizio gennaio.
Di pari passo l'exploit di Beppe Grillo, che sa cogliere le lacrime e il sangue di un Paese allo stremo per aggiudicarsi un risultato definito incredibile dai bookmaker alla vigilia del voto.
25 e 26 febbraio: il tavolo e' sparigliato. Il voto consegna un Paese spaccato in tre minoranze. Monti riporta una sonora bocciatura. E il “Piano A” sembra andare gambe all'aria. Eppure, quella risicata maggioranza dello 0,3% del Pd permette al capo dello Stato Giorgio Napolitano di assegnare comunque l'incarico a Bersani. Poco importa se e' gia' chiaro che il Movimento 5 Stelle non abbocchera', e se ad un Paese agonizzante resta ben poco tempo, con una media di mille imprese che ogni giorno chiudono i battenti. Bersani prova a oltranza. E fallisce.
Nell'uovo di Pasqua gli italiani trovano il “Piano B”, ovvero: creare le condizioni per attuare con ogni mezzo il “Piano A”, mettendo in campo dieci “saggi” prelevati dalle fila di Trilateral, Aspen, Italianieuropei ed altre “creature” tanto care a quella finanza internazionale che sta definitivamente espropriando gli italiani della loro terra e del proprio futuro.

GLI AMICI DEL GIAGUARO
Cominciamo da un uomo che rappresenta, come vedremo, la stella polare della commissione di saggi chiamati a decidere sul destino dell'Italia. Lui e' Valerio Onida, costituzionalista di gran fama, docente alla Statale di Milano nonche' ex presidente della Corte Costituzionale e nel 2010 candidato alle primarie del centrosinistra per le elezioni del sindaco di Milano (fu terzo con il 13,41% dei voti dietro Giuliano Pisapia e Stefano Boeri). Meno nota e' la comune presenza del professor Onida e di Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica Giorgio, nel comitato scientifico di Astrid, a sua volta costola primaria della Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema.
Ma procediamo con ordine e partiamo proprio da Astrid, la “Fondazione per l'analisi, gli studi e le ricerche sulla riforma delle istituzioni democratiche e sull'innovazione nelle amministrazioni pubbliche” che ha sede a Roma in corso Vittorio Emanuele 142. Fondata nel 2009, Astrid «si finanzia con i proventi degli abbonamenti agli studi, ricerche e documenti di Astrid sottoscritti da imprese private, amministrazioni pubbliche, dipartimenti universitari e studi professionali e con i proventi derivanti da convenzioni o contributi per progetti di ricerca». Di sicuro interesse economico le convenzioni con gli enti locali. Per fare un solo esempio, ad aprile 2012 la Provincia di Siena ha rinnovato l'abbonamento annuo ai servizi informativi di Astrid, spendendo circa 1.800 euro.
Presieduta da Franco Bassanini, marito della montiana Linda Lanzillotta, la fondazione vede al vertice del comitato scientifico Giuliano Amato e fra i componenti, oltre ad Onida e Napolitano, personalita' come Stefano Rodota', altro “papabilissimo” per Palazzo Chigi o per il Quirinale. A marzo 2011 Bassanini fu ascoltato dalla Commissione Bilancio della Camera nella sua doppia veste di numero uno Astrid e presidente della Cassa Depositi e Prestiti.
Nel gruppo dei cinque “saggi” incaricati di sbrogliare la matassa istituzionale, accanto al professor Onida troviamo Luciano Violante. Anche questo non e' un caso. Perche' Violante - al di la' dei fiumi d'inchiostro scorsi in questi giorni sulle sue rassicurazioni in aula a Berlusconi, nel 2003, a proposito dell'intoccabile conflitto d'interessi, che poi di fatto non fu mai “toccato” - e' ovviamente da sempre un membro di primo piano dell'advisory board di Italianieuropei. Alla cui presidenza c'e' lui, Giuliano Amato, altro presidente in pectore, del Consiglio o della Repubblica non si sa ancora. Nello stesso “board”, con Violante, ritroviamo Giulio Napolitano, e poi vip di casa Pd come Enrico Letta, come l'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, o il titolare del governo Monti Francesco Profumo, o persone come Marta Dassu'. E' chiaro che sta tutto qui dentro - o in altre proliferazioni che vedremo di qui a poco - il famoso “rovello istituzionale” dal quale dovra' uscire il binomio che guidera' il Paese.
Viceministro degli Esteri nel governo Monti - con deleghe oggi appesantite dalle dimissioni di Giulio Terzi di Sant'Agata - Marta Dassu' ci conduce dalle stanze della potente creatura dalemiana ad un'ancor piu' lobbistica compagine internazionale, Aspen, nel cui organigramma Dassu' riveste ruoli di vertice. Non meno rilevante la presenza della politologa italiana all'interno della Trilateral, quel “cuore nero” della massoneria internazionale da cui dipendono i destini del mondo.

TRILATERAL E COSI' SIA
E' stato reso noto appena pochi giorni fa l'elenco dei componenti ufficiali della Trilateral aggiornato ad aprile 2013. Ecco i nomi di maggior significato per l'attuale situazione politica italiana. Presidente del Comitato esecutivo Trilateral e' Jean Paul Trichet, commissario europeo e predecessore di Mario Draghi alla guida della Bce. Un ottimo amico di Mario Monti, Trichet: basti pensare che ha da poco dato il cambio all'attuale premier italiano come numero uno di Bruegel, la creatura montiana di cui si era occupata la Voce nel febbraio scorso, rivelandone l'esistenza e la potenza economica. Del resto, lo stesso Mario Monti e' tuttora indicato nell'organigramma Trilateral e compreso fra gli ex componenti di spicco attualmente impegnati in cariche governative.
Altro influente membro italiano della Trilateral e' poi Enrico Letta, di cui viene ricordato l'incarico di sottosegretario durante il governo guidato da Romano Prodi. Circostanza, evidentemente, tutt'altro che trascurabile per il plenipotenziario Pd. Ne' manca, al tavolo dei potenti della Trilateral, Carlo Secchi, rettore della Bocconi e gia' per questo riconducibile sul piano culturale sempre allo stesso Monti.
In una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano lo scorso anno, il professor Secchi aveva ricordato, fra l'altro, che componente della Trilateral era stato lo stesso Romano Prodi, oggi in pole position per il Quirinale secondo i desiderata dei montian-bersaniani. Nel medagliere del rettore Secchi spicca fra l'altro la presenza al vertice di un organismo chiamato “Centrale finanziaria spa” fondato e presieduto dal massone Giancarlo Elia Valori.
Nessuna meraviglia, percio', che nella nomenklatura 2013 di Trilateral ci sia anche, fra gli italiani, il patron della Techint, Gianfelice Rocca, da sempre collegato a Valori e alle sue potentissime trame internazionali, nonche' uomo assai vicino all'Opus Dei. Nel 2010 “Centrale Finanziaria spa” di Valori e Secchi dichiarava di amministrare patrimoni per oltre 1 miliardo e mezzo di euro, avendo un capitale sociale da appena 10mila euro.
Andiamo avanti lungo la piramide Trilateral per incontrare Stefano Silvestri, che con il suo IAI (Istituto Affari Internazionali) e' strettamente collegato, anche attraverso appositi link, alla Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema e C.
Del giornalista Silvestri si occupano Ferdinando Imposimato e Sandro Provvisionato nel libro “Attentato al Papa” (Chiarelettere), in cui si legge, fra l'altro: «(...) nel Rapporto Impedian 14, data di emissione 23 marzo 1995, con oggetto “Nino”, e' scritto: “[Nino e'] contatto confidenziale del Kgb. Nino e' stato vicedirettore dell'Istituto per gli affari internazionali (Iai), che era in stretto contatto con i ministeri italiani degli Affari esteri e della Difesa. Era un contatto confidenziale della Residentura del Kgb di Roma”». Ma «il vicedirettore dello Iai, nome in codice “Nino”, altri non era se non il professor Stefano Silvestri, esperto in relazioni internazionali, uno dei componenti del comitato di crisi nominato da Francesco Cossiga nei giorni del sequestro di Aldo Moro». E a tal proposito, nel libro “Doveva Morire”, Imposimato e Provvisionato aggiungono: «Un ruolo importante ebbe Stefano Silvestri, vice presidente dello Iai. Il Colonnello dei Carabinieri Domenico Faraone, capo del contro spionaggio competente per i Paesi del Patto di Varsavia, identifico' nel Silvestri colui che, con il nome in codice Nino, nel Dossier Mitrokhin, era un contatto confidenziale della residentura del Kgb a Roma. (...)».
Da ex giudice istruttore, nel libro Imposimato analizza lungamente la relazione del componente del comitato di crisi Silvestri. E cosi' ne sintetizza il messaggio: «la forza delle BR e' solo nel fatto di avere tra le mani Moro vivo. Se Moro muore, finisce il ricatto brigatista. L'altra soluzione sarebbe la liberazione di Moro. Il Silvestri liquida subito questa ultima ipotesi, ritenedola impraticabile e aggiunge che lo Stato faceva male a voler evitare il peggio. E cioe'? Semplice: lo Stato sbaglia a curarsi della vita di Moro e a cercare di salvarlo».
Sempre nella compagine di Trilateral, infine, siede Enrico Tomaso Cucchiani, numero uno di Banca Intesa, nonche' membro di Aspen Institute.

ASPEN UBER ALLES
Il think tank euroatlantico Aspen Institute ha come presidenti onorari Giuliano Amato, Gianni De Michelis, Cesare Romiti e Carlo Scognamiglio. Attualmente il numero uno e' Giulio Tremonti. Tra i suoi vice, Enrico Letta e John Elkann, entrambi anche in Trilateral. Nel board, l'immancabile Marta Dassu' (direttore della rivista Aspenia) e la giornalista Rai Lucia Annunziata, ai vertici anche di Italianieuropei. Va ricordato che nella sua lunga attivita' di conferenziere in giro per il mondo, restano memorabili gli interventi di Giorgio Napolitano ad Aspen Colorado.
Il piddino Letta, insieme allo zio Gianni (altro possibile nome per il Colle), figura anche nel Comitato esecutivo di Aspen, insieme agli stessi Mario Monti, Enrico Tomaso Cucchiani, Romano Prodi e Gianfelice Rocca. Tutti insieme, tutti li'.
Sulla opacita' dell'Istituto, che rappresenterebbe un autentico buco nero della democrazia europea ed italiana, si sono espressi molti commentatori. La miccia e' stata accesa dalle stesse dichiarazioni d'intenti della “creatura”, nel cui sito si legge, alla voce “valori e leadership”: «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito “a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario, politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e di liberta' espressiva». I fantasmi di queste compagini “riservate” aleggiano sull'Europa per stabilirne i destini. Compresi quelli di Bilderberg, lil blindatissimo vertice annuale dei potenti, cui nel 2012 avevano preso parte, fra gli italiani, gli stessi Enrico Letta e John Elkann, oltre alla giornalista Lilli Gruber e al manager Telecom Franco Bernabe'. Bilderberg 2013, secondo fonti attendibili, si terra' ai primi di giugno nei pressi di Londra.

LA SERA ANDAVAMO DA D'ALEMA
Sintesi “massima” delle nomenklature fin qui tratteggiate, nonche' delle linee-guida che porteranno alla nomina dei nuovi presidenti della Repubblica e del Consiglio, la Fondazione Italianieuropei si staglia come il bunker degli affari italiani nel cui crogiolo matureranno le scelte. Riassumiamo, percio', nomi e ruoli dell'organigramma.
Presidente di Italianieuropei e' lo stesso “padre fondatore” Massimo D'Alema. Nel Comitato di indirizzo, a lungo presieduto da Alfredo Reichlin (padre di Lucrezia Reichlin, ricercatrice di spicco nella montiana Bruegel), troviamo anche il presidente PD della Toscana Enrico Rossi e il “saggio” di Napolitano Luciano Violante. Marta Dassu' e Giulio Napolitano sono, come gia' detto, nell'advisory board.
Inutile ricordare, infine, la stretta vicinanza di Italianieuropei e soprattutto dell'omonima rivista con gli esponenti di Magistratura Democratica. Decine i convegni organizzati congiuntamente negli ultimi anni e non meno numerosi gli interventi dei vertici MD sul magazine dalemiano promosso dalla Fondazione. Vedi, per fare un solo esempio, l'articolo di Claudio Castelli, presidente MD, su Italianieuropei numero 1 del 2010. Titolo: “Oltre la crisi: un approccio diverso per il settore penale”.

SAGGI PER CASO?
Concludiamo con qualche notizia inedita su alcuni fra gli altri “saggi” di Napolitano, per completare il quadro di uno scenario che, alla luce di quanto abbiamo visto fin qui, appare gia' delineato nelle sue linee essenziali. Solo un esercizio di stile, insomma, chiedersi come andra' a finire. «A meno che non cambi qualcosa - commentano alcuni osservatori dentro il Palazzo - gli unici dubbi riguardano al massimo la scelta fra Amato e Prodi, o giu' di li'».
Sul saggio Filippo Bubbico molti particolari interessanti ce li fornisce in questi giorni il giornalista materano Nicola Piccenna che, attraverso il suo frequentatissimo blog “Toghe Lucane”, ricostruisce la storia recente dell'ex sottosegretario.
Architetto, a capo dei consorzi Seta Italia e Seta Basilicata (che in questi anni hanno ricevuto consistenti fondi dall'Unione Europea «per realizzare gelseti, allevare bachi e produrre seta», ma «tranne qualche piantagione di gelsi e qualche capannone vuoto ed in disuso, nulla sembra giustificare l'enorme esborso di fondi pubblici», scrive Piccenna), Bubbico e' stato a lungo presidente della Regione Basilicata. Da commissario ad acta autorizza la costruzione del Villaggio Marinagri alla foce del fiume Agri. Nel 2009 quel villaggio finisce nel mirino delle roventi inchieste targate Luigi de Magistris. Poi sappiamo come e' andata a finire. Tre anni prima Bubbico era nel registro degli indagati di un altro pubblico ministero d'assalto: si trattava di Henry John Woodcock, che nel 2006 a Potenza indagava su un «diffuso e metodico rapporto collusivo» tra un clan mafioso lucano e ambienti politici, amministrativi e imprenditoriali della Basilicata.
Nessun problema anche quella volta per Bubbico, che ha continuato al fianco di Bersani e D'Alema - dei quali e' notoriamente un fedelissimo - la sua escalation politica, oggi giunta ai massimi livelli con l'investitura da parte di Napolitano.
Dulcis in fundo, l'avvocato siciliano Giovanni Pitruzzella e il senatore berlusconiano Gaetano Quagliariello. Un tandem che si compatta nel 2011, quando una ventata di polemiche accompagna l'investitura di Pitruzzella al vertice dell'Antitrust per volonta' del nuovo primo ministro Mario Monti (sara' questo uno dei primissimi atti del suo insediamento).
Se infatti da Sel Claudio Fava insorge, ricordando come Pitruzzella, oltre che amico personale di Renato Schifani, e' stato autore di libri insieme a Toto' Cuffaro, condannato definitivamente per mafia, Quagliariello (altro saggio di Napolitano) scende subito in campo e tuona: «i presidenti del Senato e della Camera hanno nominato un valente giurista alla guida dell'Antitrust. Il fatto paradossale e' che appena qualche settimana fa i colleghi della sinistra, per sostenere che la bocciatura del rendiconto avrebbe imposto le dimissioni del governo, evocavano nelle aule parlamentari il manuale Pitruzzella di diritto costituzionale quale fonte dottrinaria di indiscutibile autorevolezza. Ora, improvvisamente, lo si accusa quasi di indegnita'...».
Chiude il cerchio Massimo D'Alema, che in quella stessa circostanza si butta a corpo morto in sostegno di Monti e delle sue scelte, rivendicando «la collaborazione di molti esponenti del nuovo esecutivo con la Fondazione Italianieuropei». Basta.

giovedì 4 aprile 2013

La guerra alla libertà dei Media.

Fonte: www.tlaxcala-int.org



Per indebolire i Media alternativi indipendenti online, l'UE si appresta a "regolamentare" i motori di ricerca Internet.

di  Nathan Allonby

Un nuovo rapporto della Commissione europea raccomanda la regolamentazione delle notizie in internet, attraverso la modificazione dei motori di ricerca per controllare l'accesso ai "luoghi della cospirazione", la creazione di agenzie stampa europee governative e la formazione di nuovi "quadri di giornalisti professionisti ... per ... scienza, tecnologia, finanza o  medicina ".
Il rapporto sollecita anche i politici europei e i leader delle istituzioni europee a tenere conferenze stampa regolarmente, ad emergere dalle ombre e a  prendere il centro della scena come veri leader europei. Questo segna l'inizio di una nuova era per l'Unione europea, e per il suo controllo sui media. Se state leggendo questo negli Stati Uniti o in Canada, siate consapevoli del fatto che ciò che succede in Europa potrebbe accadere anche in America del Nord, a causa dell' Area di cooperazione euro-atlantica. Si tratta di un processo di convergenza attraverso il quale l'Europa e il Nord America adotteranno politiche simili su "libertà", giustizia e sicurezza, da attuare entro il 2014, cosa che sembra si possa applicare alle ultime proposte sui media.
 
 
Il rapporto ( mezzi di informazione liberi e pluralistici per sostenere la democrazia europea ) è stato pubblicato questo mese da un Gruppo di Alto Livello (GAL), istituito dalla Commissione europea, e che includeva l'ex presidente della Lettonia e un ex ministro della giustizia tedesco. Il criterio alla base di questo rapporto è stato in una costante fase di elaborazione per qualche tempo. Gli obiettivi descritti nel 2011 includevano: - la possibilità di "riconquistare" la libertà  di stampa, con particolare riferimento ad alcuni paesi specifici, tra cui Ungheria, Francia, Italia, Romania e Bulgaria, per aumentare i servizi d'informazione dell'Unione europea, e regolamentare i media internet e i social media come Twitter e Facebook. L'ultimo di questi obiettivi ha ricevuto attenzione da parte dell'UE dopo i disordini di Londra. (Cfr. La stampa in Europa: la libertà  e il pluralismo a rischio | EurActiv )
Alcuni dei punti chiave del rapporto sono i seguenti:
  • L'UE chiede l'autorità  legale ("competenza") per regolare la stampa e i media d'informazione.
  • In questo contesto, la relazione non offre alcuna definizione di ciò che costituisce "giornalismo" e di ciò che sarà  regolato, ma raccomanda piuttosto "il dibattito tra tutte le parti interessate su ... orientamento per i giudici".
  • Una gran parte della relazione riguarda i mezzi di comunicazione, internet e i nuovi motori di ricerca. Si propone l'inclusione dei motori di ricerca nella regolamentazione dei media.
  • La relazione approva in particolare i commenti di  Cass Sunstein su  internet ed estremismo. La relazione del GAL dice che "Cass Sunstein, ad esempio, solleva preoccupazioni sul fatto che Internet consentirà  alle persone di essere meno impegnate nella società, viste le capacità  crescenti di filtraggio personalizzato e la presenza decrescente di ... giornali ... indubbiamente un impatto potenzialmente negativo sulla democrazia ... possiamo arrivare a leggere e sentire quello che vogliamo, e nient'altro che quello che vogliamo. La preoccupazione è che le ... persone dimentichino che le alternative esistono e diventino così  incapsulate in posizioni rigide da ostacolare la costruzione del consenso nella società." Il rapporto continua, "l'isolamento e la frammentazione dell'informazione, insieme all'incapacità  di controllare e valutare le fonti, possono avere un impatto negativo sulla democrazia".
  • Per far fronte a questo, si propone l'inclusione dei motori di ricerca nella regolamentazione dei media. Si evidenzia che i motori di ricerca hanno un notevole impatto sul contenuto visualizzato e sull'importanza con la quale viene presentato: - "Il nuovo ambiente mediatico aumenta l'importanza dei 'gate-keepers', intermediari digitali che sono la via di accesso ad Internet (ad esempio, i motori di ricerca e i social network) ... Per questi attori, solo l'UE ha la capacità effettiva di regolarli"
  • I siti che riproducono articoli ("aggregatori di notizie" e "intermediari digitali") potrebbero essere oggetto di nuove restrizioni per imporre un contenuto equilibrato. Il rapporto afferma che "gli intermediari digitali, come i motori di ricerca, aggregatori di notizie, social network ... dovrebbero essere inclusi nel monitoraggio del settore. Il ruolo sempre più rilevante che essi esercitano nel migliorare o limitare il pluralismo dei media deve essere preso in considerazione, soprattutto quando iniziano a produrre contenuti. Tuttavia, bisogna fare attenzione a distinguere tra i media che pubblicano lavoro direttamente, e servizi che consentono agli utenti di ripubblicare o linkare il lavoro di altre persone. "
  • Si propone una sovvenzione a sostegno del giornalismo responsabile, del giornalismo che soddisfa determinati criteri - "Ci dovrebbe essere razionalizzazione e coordinamento del sostegno e del finanziamenti per un giornalismo di qualità".
  • Il rapporto suggerisce che ci dovrebbero essere borse di studio per la formazione di giornalisti investigativi - "al fine di costruire quadri di giornalisti professionisti competenti per operare nel giornalismo investigativo, borse giornalistiche dovrebbero essere offerte [presso le] Università  e i centri di ricerca ...  finanziate dalla UE. Le borse di studio ... sarebbero particolarmente utili per il giornalismo investigativo, o per addestrare i giornalisti alla mediazione tra temi complessi quali la scienza, la tecnologia, la finanza o la medicina e il grande pubblico. "
  • Il rapporto suggerisce che "l'alfabetizzazione mediatica dovrebbe essere insegnata nelle scuole a partire dal liceo. Il ruolo che i media svolgono in una democrazia funzionante dovrebbe essere attentamente esaminato nel quadro dei piani di studio nazionali".
  • "Il GAL fa riferimento alla fondazione del Centro per il Pluralismo e la Libertà dei Media a Firenze nel dicembre 2011, incaricato di dare vita a studi politici e documenti" e "al finanziamento di progetti di ricerca come MEDIADEM (politiche europee in materia di media: valorizzazione e recupero di mezzi di informazione liberi e indipendenti nei sistemi democratici contemporanei) "
  • L'Agenzia europea per i diritti fondamentali viene presentata come uno dei principali attori della strategia.
  • L'UE diventaterebbe una presenza regolare nei telegiornali. Si suggerisce che "gli attori politici dell'Unione europea hanno una speciale responsabilità  nell'attivazione di ... copertura stampa europea. I presidenti delle istituzioni dell'Unione europea dovrebbero organizzare regolarmente interviste con ... i media nazionali in tutta l'UE. "
  • Si suggerisce inoltre che "i finanziamenti per le reti multimediali europee transnazionali (inclusi gli elementi quali oneri per i costi di traduzione, di viaggio e di coordinamento) dovrebbero essere una componente essenziale della politica europea sui media. Il sostegno ai giornalisti specializzati in tematiche transnazionali dovrebbe essere incluso in tali finanziamenti. "
Su quanto pubblicato sopra si potrebbero fare le seguenti osservazioni e commenti: 
  • Molti sono sorpresi che il primo ministro David Cameron e il governo del Regno Unito si siano rifiutati di creare un nuovo regolamento per la stampa in risposta alla relazione Leveson. Forse perché erano già in attesa della relazione del Gruppo ad Alto Livello e di un piano d'azione coordinato a livello europeo? Sembra che il governo britannico stia promuovendo i controlli sui social media a causa dei disordini estivi del 2011. Il pubblico britannico si è abituato al riciclaggio della politica, laddove il governo britannico spinge l'UE a introdurre misure impopolari, e accusa di questo qualcun altro.
  • Le proposte di controllo sui motori di ricerca devono essere considerate sintomatiche. Le proposte controllerebbero l'accesso alle informazioni, piuttosto che i media semplicemente.
  • La tecnologia per modificare i risultati di ricerca è già molto sofisticata, essendo stata perfezionata in Cina per oltre un decennio. Google ha recentemente abbandonato le funzioni anti-censura del suo motore di ricerca - secondo alcuni a causa della pressione del governo cinese, che aveva ridotto l'accesso ai servizi di Google. Nel frattempo i controlli cinesi su internet sono diventati notevolmente più sofisticati, per esempio, con la capacità  di rilevare e tagliare le connessioni quando sono in funzione Tor, Onion, crittografia o le reti Virtual Privacy Networks (VPNs).
  • Rispetto alla "costruzione del consenso nella società", anche se la relazione europea del GAL dice "Chiaramente non è possibile costringere le persone ad utilizzare i media che non vogliono", allo stesso modo nulla nella relazione sembra escludere la restrizione dell'accesso a determinati materiali o punti di vista.
  • Le raccomandazioni europee del GAL dovrebbero essere viste come proposte, sia nell'Unione europea che nel Regno Unito, di memorizzare le ricerche su Internet e i siti web visitati. La  Direttiva sulla conservazione dei dati nel settore delle telecomunicazioni dell’UE attualmente è in fase di revisione e il Parlamento europeo ha votato nel 2010 perché fosse estesa alla registrazione di tutte le ricerche su Internet.
  • La relazione del GAL è una descrizione sommaria di principi generali, i cui dettagli non sono ancora disponibili.
  • La presente relazione segna l'annuncio pubblico di una guerra a lungo termine contro la libertà dei media che è stata pianificata accuratamente, almeno dal 2011.
  • Questo è solo l'inizio. Il finanziamento del nuovo Centro per il pluralismo e la libertà dei media e dei progetti di ricerca come MEDIADEM creerà  un settore per generare nuove proposte e nuove normative.
  • L'UE è destinata a diventare un elemento costante nelle nostre notizie, con la creazione, negli Stati membri dell'UE, di nuove agenzie di stampa, canali multimediali e giornalisti finanziati e addestrati dall'UE, che riporteranno un nuovo modello di narrazione europea "transnazionale", per dare risalto all'Unione europea e alle sue istituzioni. I politici dell'UE e i leader delle istituzioni dell'Unione europea saranno presenti nei telegiornali regolarmente.
  • Sembra che l'Unione europea sia destinata ad uscire  dalle ombre per prendere il centro della scena nelle notizie politiche, come vero governo politico dell'Europa.
  • Per interessante contrasto, l'Unione europea si è mossa per ridurre la trasparenza interna e l'accesso ai documenti , come le bozze di legge. Si vedranno più cose, ma meno contenuti.
  • Le proposte di "pluralismo" ed equilibrio sembrano in grado di incidere in misura significativa su molti siti internet di notizie alternative.
  • I siti che includono una miscela di notizie "aggregate" (link da altri siti o articoli riprodotti da altri siti) e contenuti originali - forse la maggior parte dei siti di notizie alternative - sembrano rientrare nel quadro di nuove proposte in materia di controlli per una copertura equilibrata.
  • La menzione dei tribunali ha un suono sinistro. La Corte di Giustizia Europea (CGE) ha svolto un ruolo significativo nel promuovere la portata e i poteri dell'UE, e in effetti si comporta come un importante organo legislativo a sé stante.
  • Il rapporto non menziona il significativo allontanamento del pubblico dalle notizie mainstream dei media tradizionali, come TV e giornali, che sembra riflettere una diffusa insoddisfazione per il tipo di copertura delle notizie e per i contenuti che cercano di promuovere.
  • La proposta di sovvenzionare tali notizie riflette il fatto che il pubblico proprio non se la beve.
  • Anche se non viene dichiarato, forse è per questo che la relazione si propone di ri-educare il pubblico, a partire dalla scuola.
  • C'è un evidente conflitto tra un autentico pluralismo nei mezzi di comunicazione e l'obiettivo di "costruzione del consenso nella società". La relazione del GAL riguarda quest'ultimo. Benvenuti in una nuova forma di "pluralismo" - un pluralismo  regolamentato, armonizzato e politicamente-ortodosso.
  • Storicamente, i controlli sulla stampa hanno sempre soppresso le critiche ai governi, non hanno mai aumentato l'equilibrio.
  • La copertura mediatica mainstream in generale è fortemente di parte - filo-governativa, in termini di quantità  di copertura e rilievo, rispetto a punti di vista opposti.
  • Sarebbe ingenuo pensare che i nuovi requisiti per una copertura equilibrata ridurrebbero in qualche modo l'inclinazione a favore dei governi negli articoli. Per esempio, dobbiamo aspettarci che la preoccupazione del rapporto riguardo al fatto che "le persone dimentichino che le alternative esistono e diventino così  incapsulate in posizioni rigide" intende sollecitare una maggiore copertura di punti di vista alternativi critici dell'establishment? Questo significa verosimilmente che la menzione degli eventi del 9-11 dovrebbe in futuro essere bilanciata menzionando che una parte significativa della popolazione contesta la versione ufficiale? I rapporti sulle nuove misure di sicurezza anti-terrorismo sarebbero bilanciati dalla segnalazione che la maggioranza della popolazione non è d'accordo sulla loro giustificazione? La segnalazione del dibattito in Parlamento sarebbe bilanciata dalla menzione che alcune questioni sono bandite dalla discussione, o che sia il governo che l'opposizione sono guidati da Bilderbergers che sostengono simili punti di vista fino allo stremo e sostengono politiche simili?
  • Un equilibrio bilanciato non è praticato dai media mainstream - per esempio, non hanno presentato la versione dei fatti dal punto di vista del governo di Gheddafi in Libia o di Assad in Siria, nonostante ci fossero delle ragionevoli giustificazioni per farlo. Gli articoli nel periodo precedente alle invasioni dell'Afghanistan e dell'Iraq non erano equilibrati, con notevoli rapporti grossolanamente falsi, come le fantasie sulle grotte di bin-Laden a Tora Bora. Tuttavia, non è questo il tipo di rapporti che i governi stanno cercando di cambiare.
  • La creazione di nuovi "quadri di giornalisti professionisti ... per ... la scienza, la tecnologia, la finanza o la medicina", suggerisce che si tratta di settori chiave in cui la Commissione Europea non è contenta della presentazione o vuole prendere il controllo del dibattito. Pensate alla medicina alternativa, alle colture GM, al riscaldamento globale, all'energia nucleare e alla crisi bancaria, per citarne alcuni. Si tratta di settori in cui i media alternativi hanno avuto un impatto significativo.
Come dobbiamo rispondere a questo?
La cosa più importante è non restare passivi - queste sono ancora solo proposte e devono ancora essere formalmente accettate dalla Commissione europea. Questo è il momento della protesta e dell'opposizione. Vale la pensa di osservare gli sviluppi nel Regno Unito  perchè si ritiene che al  Regno Unito sarà offerta la conduzione della cyber-sicurezza e del controllo in Europa. C'è una schiacciante disapprovazione pubblica delle proposte di sorveglianza internet - la consultazione parlamentare sulla legislazione ha ricevuto 19.000 e-mail contro, 0 a favore. Tuttavia, anche se la normativa potrebbe essere bloccata (temporaneamente), non lo sarà l'investimento multi-miliardiario nel programma di sorveglianza su internet. Sembra che l'approccio del governo alla democrazia abbia raggiunto lo stadio "Allora, come hai intenzione di fermarci?" Hanno capito che l'opposizione può essere rumorosa, ma è anche disorganizzata e non ha una strategia contro l'applicazione senza il consenso pubblico.
Un solo fattore che il governo può aver trascurato è che la strategia per la sorveglianza su internet del governo Britannico  richiede un partenariato pubblico-privato e la collaborazione attiva degli operatori commerciali come i fornitori di motori di ricerca (ad esempio Google) e le reti sociali. Anche se il governo non può essere influenzato dall'opinione pubblica, sembra estremamente probabile che le organizzazioni commerciali sarebbero profondamente colpite dalla cattiva pubblicità  e dalle vendite in calo. La pressione coordinata dei consumatori potrebbe facilmente fornire un'importante battuta d'arresto ai piani del governo, e probabilmente creare le premesse per una completa ritirata - se solo l'opposizione potesse essere coordinata. Sfortunatamente, questo aspetto dell'analisi del governo è corretto - l'opposizione dell'opinione pubblica è disorganizzata e in gran parte inefficace.
Questo è dovuto principalmente alla passività  e alla compiacenza. In aggiunta ad una precedente indagine sull'introduzione di carte di identità  in tutto il mondo, l'autore di questo articolo spiega anche l'opposizione a tali regimi, nazione per nazione. Anche se l'introduzione di questi sistemi è stato organizzato e coordinato a livello globale, l'opposizione si è rivelata disorganizzata e raramente organizzata anche a livello nazionale - il versante globalista ha quasi completato la sua prima vittoria, il pubblico non si è ancora svegliato. Nonostante l'articolo venga letto da centinaia di migliaia di persone e sia stato tradotto in diverse lingue, solo una manciata di persone ha risposto all'invito a contattare l'autore. Questo riflette il livello di passività  che ha ostacolato l'organizzazione di una vera opposizione.

Se mai ci sarà una qualsiasi opposizione, questo è il momento di stabilire un contatto con gli altri, per far partire un'opposizione transnazionale . Dobbiamo costruire ponti reali tra persone - un contatto umano diretto, faccia a faccia, per quanto possibile - prima che l'UE inizi a monitorare, regolare e chiudere l'accesso a Internet. Allo stato attuale, è relativamente facile leggere e pubblicare articoli, trovare e collegarsi con persone che sono in disaccordo con l'agenda mainstream, globalista - presto, questo potrebbe essere molto più difficile, quando non potremo più comunicare facilmente.

Questo è anche il momento di scaricare e salvare le informazioni da internet, conoscenze particolarmente utili in merito a temi quali la medicina alternativa, la scienza e la vera storia della nostra società . Memorizzare in modo permanente, su disco o meglio ancora sulla carta. Facciamo in modo che non ce li portino via.

Questo è il momento di creare un internet alternativo, che non possano controllare. Tre filoni principali sono stati citati in articoli recenti: -
Vale anche la pena di attuare misure anti-sorveglianza, come descritto in - Tecniche per evitare la sorveglianza e la Censura
Non sappiamo quanto tempo abbiamo - Cerchiamo di non sprecarlo.