FONTE: LA VOCE DELLE VOCI
di
Rita Pennarola
C'e' la Trilateral e c'e' Bruegel, ci sono Aspen,
Astrid e, in primo piano, c'e' la Fondazione Italianieuropei. E' su
questi tavoli che si sta giocando la partita per la guida del Paese,
tanto a Palazzo Chigi quanto al Quirinale. Qui ricostruiamo la fitta
ragnatela di interessi e personaggi collocati in ruoli apicali dentro
sigle e fondazioni che da tempo reggono le sorti dei Paesi occidentali.
Un intreccio che riconduce immancabilmente ai nomi dei “papabilissimi”
per guidare l'Italia secondo direttive gia' scritte, come accaduto per
il governo Monti finora. A sorpresa, dentro gli organigrammi dei
prestigiosi istituti politici ricorre anche il nome di Giulio
Napolitano, figlio del capo dello Stato in procinto di lasciare il
Colle. Partite che, alla luce di questi scenari, appaiono dall'esito
scontato. Proprio come ai tempi del Britannia.
Tutto era andato, fino a gennaio, secondo le previsioni. E qualche lieve
incidente di percorso - il Pdl che a dicembre decide di sfiduciare il
governo Monti, anticipando d'un paio di mesi la gia' fissata tornata
elettorale - non sembrava, tutto sommato, aver modificato di molto
quanto gia' pianificato a tavolino sulle sorti dell'Italia. L'esecutivo
guidato da Pierluigi Bersani con l'apporto sostanziale dell'alleato
Mario Monti all'inizio del 2013 appariva quasi una certezza assoluta a
quei poteri che da tempo tirano i fili della nostra economia, potendo
contare su uomini ed apparati fidatissimi.
Poi qualcosa e' andato storto. Nel corso di una campagna elettorale
lampo, la prima tutta invernale nella storia della repubblica, Silvio
Berlusconi sfodera le sue armi di sempre: presenzialismo massiccio in tv
e piazze ma, soprattutto, attacco frontale ai padroni dell'euro e a
quei governi che, a partire dall'esecutivo Monti, puntano a spogliare il
nostro Paese della residua sovranita' nazionale. Detto, fatto e
centrato: contro ogni previsione dei sondaggisti, anche quelli di
fiducia del Cavaliere, il Popolo della Liberta' rimonta di giorno in
giorno quel misero 14-16% assegnato al partito tra fine dicembre e
inizio gennaio.
Di pari passo l'exploit di Beppe Grillo, che sa cogliere le lacrime e il
sangue di un Paese allo stremo per aggiudicarsi un risultato definito
incredibile dai bookmaker alla vigilia del voto.
25 e 26 febbraio: il tavolo e' sparigliato. Il voto consegna un Paese
spaccato in tre minoranze. Monti riporta una sonora bocciatura. E il
“Piano A” sembra andare gambe all'aria. Eppure, quella risicata
maggioranza dello 0,3% del Pd permette al capo dello Stato Giorgio
Napolitano di assegnare comunque l'incarico a Bersani. Poco importa se
e' gia' chiaro che il Movimento 5 Stelle non abbocchera', e se ad un
Paese agonizzante resta ben poco tempo, con una media di mille imprese
che ogni giorno chiudono i battenti. Bersani prova a oltranza. E
fallisce.
Nell'uovo di Pasqua gli italiani trovano il “Piano B”, ovvero: creare le
condizioni per attuare con ogni mezzo il “Piano A”, mettendo in campo
dieci “saggi” prelevati dalle fila di Trilateral, Aspen, Italianieuropei
ed altre “creature” tanto care a quella finanza internazionale che sta
definitivamente espropriando gli italiani della loro terra e del proprio
futuro.
GLI AMICI DEL GIAGUARO
Cominciamo da un uomo che rappresenta, come vedremo, la stella polare
della commissione di saggi chiamati a decidere sul destino dell'Italia.
Lui e' Valerio Onida, costituzionalista di gran fama, docente alla
Statale di Milano nonche' ex presidente della Corte Costituzionale e nel
2010 candidato alle primarie del centrosinistra per le elezioni del
sindaco di Milano (fu terzo con il 13,41% dei voti dietro Giuliano
Pisapia e Stefano Boeri). Meno nota e' la comune presenza del professor
Onida e di Giulio Napolitano, figlio del presidente della Repubblica
Giorgio, nel comitato scientifico di Astrid, a sua volta costola
primaria della Fondazione Italianieuropei di Massimo D'Alema.
Ma procediamo con ordine e partiamo proprio da Astrid, la “Fondazione
per l'analisi, gli studi e le ricerche sulla riforma delle istituzioni
democratiche e sull'innovazione nelle amministrazioni pubbliche” che ha
sede a Roma in corso Vittorio Emanuele 142. Fondata nel 2009, Astrid
«si finanzia con i proventi degli abbonamenti agli studi, ricerche e
documenti di Astrid sottoscritti da imprese private, amministrazioni
pubbliche, dipartimenti universitari e studi professionali e con i
proventi derivanti da convenzioni o contributi per progetti di ricerca».
Di sicuro interesse economico le convenzioni con gli enti locali. Per
fare un solo esempio, ad aprile 2012 la Provincia di Siena ha rinnovato
l'abbonamento annuo ai servizi informativi di Astrid, spendendo circa
1.800 euro.
Presieduta da Franco Bassanini, marito della montiana Linda Lanzillotta,
la fondazione vede al vertice del comitato scientifico Giuliano Amato e
fra i componenti, oltre ad Onida e Napolitano, personalita' come
Stefano Rodota', altro “papabilissimo” per Palazzo Chigi o per il
Quirinale. A marzo 2011 Bassanini fu ascoltato dalla Commissione
Bilancio della Camera nella sua doppia veste di numero uno Astrid e
presidente della Cassa Depositi e Prestiti.
Nel gruppo dei cinque “saggi” incaricati di sbrogliare la matassa
istituzionale, accanto al professor Onida troviamo Luciano Violante.
Anche questo non e' un caso. Perche' Violante - al di la' dei fiumi
d'inchiostro scorsi in questi giorni sulle sue rassicurazioni in aula a
Berlusconi, nel 2003, a proposito dell'intoccabile conflitto
d'interessi, che poi di fatto non fu mai “toccato” - e' ovviamente da
sempre un membro di primo piano dell'advisory board di Italianieuropei.
Alla cui presidenza c'e' lui, Giuliano Amato, altro presidente in
pectore, del Consiglio o della Repubblica non si sa ancora. Nello stesso
“board”, con Violante, ritroviamo Giulio Napolitano, e poi vip di casa
Pd come Enrico Letta, come l'ex ministro delle Finanze Vincenzo Visco, o
il titolare del governo Monti Francesco Profumo, o persone come Marta
Dassu'. E' chiaro che sta tutto qui dentro - o in altre proliferazioni
che vedremo di qui a poco - il famoso “rovello istituzionale” dal quale
dovra' uscire il binomio che guidera' il Paese.
Viceministro degli Esteri nel governo Monti - con deleghe oggi
appesantite dalle dimissioni di Giulio Terzi di Sant'Agata - Marta
Dassu' ci conduce dalle stanze della potente creatura dalemiana ad
un'ancor piu' lobbistica compagine internazionale, Aspen, nel cui
organigramma Dassu' riveste ruoli di vertice. Non meno rilevante la
presenza della politologa italiana all'interno della Trilateral, quel
“cuore nero” della massoneria internazionale da cui dipendono i destini
del mondo.
TRILATERAL E COSI' SIA
E' stato reso noto appena pochi giorni fa l'elenco dei componenti
ufficiali della Trilateral aggiornato ad aprile 2013. Ecco i nomi di
maggior significato per l'attuale situazione politica italiana.
Presidente del Comitato esecutivo Trilateral e' Jean Paul Trichet,
commissario europeo e predecessore di Mario Draghi alla guida della Bce.
Un ottimo amico di Mario Monti, Trichet: basti pensare che ha da poco
dato il cambio all'attuale premier italiano come numero uno di Bruegel,
la creatura montiana di cui si era occupata la Voce nel febbraio scorso,
rivelandone l'esistenza e la potenza economica. Del resto, lo stesso
Mario Monti e' tuttora indicato nell'organigramma Trilateral e compreso
fra gli ex componenti di spicco attualmente impegnati in cariche
governative.
Altro influente membro italiano della Trilateral e' poi Enrico Letta, di
cui viene ricordato l'incarico di sottosegretario durante il governo
guidato da Romano Prodi. Circostanza, evidentemente, tutt'altro che
trascurabile per il plenipotenziario Pd. Ne' manca, al tavolo dei
potenti della Trilateral, Carlo Secchi, rettore della Bocconi e gia' per
questo riconducibile sul piano culturale sempre allo stesso Monti.
In una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano lo scorso anno, il
professor Secchi aveva ricordato, fra l'altro, che componente della
Trilateral era stato lo stesso Romano Prodi, oggi in pole position per
il Quirinale secondo i desiderata dei montian-bersaniani. Nel medagliere
del rettore Secchi spicca fra l'altro la presenza al vertice di un
organismo chiamato “Centrale finanziaria spa” fondato e presieduto dal
massone Giancarlo Elia Valori.
Nessuna meraviglia, percio', che nella nomenklatura 2013 di Trilateral
ci sia anche, fra gli italiani, il patron della Techint, Gianfelice
Rocca, da sempre collegato a Valori e alle sue potentissime trame
internazionali, nonche' uomo assai vicino all'Opus Dei. Nel 2010
“Centrale Finanziaria spa” di Valori e Secchi dichiarava di amministrare
patrimoni per oltre 1 miliardo e mezzo di euro, avendo un capitale
sociale da appena 10mila euro.
Andiamo avanti lungo la piramide Trilateral per incontrare Stefano
Silvestri, che con il suo IAI (Istituto Affari Internazionali) e'
strettamente collegato, anche attraverso appositi link, alla Fondazione
Italianieuropei di Massimo D'Alema e C.
Del giornalista Silvestri si occupano Ferdinando Imposimato e Sandro
Provvisionato nel libro “Attentato al Papa” (Chiarelettere), in cui si
legge, fra l'altro: «(...) nel Rapporto Impedian 14, data di emissione
23 marzo 1995, con oggetto “Nino”, e' scritto: “[Nino e'] contatto
confidenziale del Kgb. Nino e' stato vicedirettore dell'Istituto per gli
affari internazionali (Iai), che era in stretto contatto con i
ministeri italiani degli Affari esteri e della Difesa. Era un contatto
confidenziale della Residentura del Kgb di Roma”». Ma «il vicedirettore
dello Iai, nome in codice “Nino”, altri non era se non il professor
Stefano Silvestri, esperto in relazioni internazionali, uno dei
componenti del comitato di crisi nominato da Francesco Cossiga nei
giorni del sequestro di Aldo Moro». E a tal proposito, nel libro “Doveva
Morire”, Imposimato e Provvisionato aggiungono: «Un ruolo importante
ebbe Stefano Silvestri, vice presidente dello Iai. Il Colonnello dei
Carabinieri Domenico Faraone, capo del contro spionaggio competente per i
Paesi del Patto di Varsavia, identifico' nel Silvestri colui che, con
il nome in codice Nino, nel Dossier Mitrokhin, era un contatto
confidenziale della residentura del Kgb a Roma. (...)».
Da ex giudice istruttore, nel libro Imposimato analizza lungamente la
relazione del componente del comitato di crisi Silvestri. E cosi' ne
sintetizza il messaggio: «la forza delle BR e' solo nel fatto di avere
tra le mani Moro vivo. Se Moro muore, finisce il ricatto brigatista.
L'altra soluzione sarebbe la liberazione di Moro. Il Silvestri liquida
subito questa ultima ipotesi, ritenedola impraticabile e aggiunge che lo
Stato faceva male a voler evitare il peggio. E cioe'? Semplice: lo
Stato sbaglia a curarsi della vita di Moro e a cercare di salvarlo».
Sempre nella compagine di Trilateral, infine, siede Enrico Tomaso
Cucchiani, numero uno di Banca Intesa, nonche' membro di Aspen
Institute.
ASPEN UBER ALLES
Il think tank euroatlantico Aspen Institute ha come presidenti onorari
Giuliano Amato, Gianni De Michelis, Cesare Romiti e Carlo Scognamiglio.
Attualmente il numero uno e' Giulio Tremonti. Tra i suoi vice, Enrico
Letta e John Elkann, entrambi anche in Trilateral. Nel board,
l'immancabile Marta Dassu' (direttore della rivista Aspenia) e la
giornalista Rai Lucia Annunziata, ai vertici anche di Italianieuropei.
Va ricordato che nella sua lunga attivita' di conferenziere in giro per
il mondo, restano memorabili gli interventi di Giorgio Napolitano ad
Aspen Colorado.
Il piddino Letta, insieme allo zio Gianni (altro possibile nome per il
Colle), figura anche nel Comitato esecutivo di Aspen, insieme agli
stessi Mario Monti, Enrico Tomaso Cucchiani, Romano Prodi e Gianfelice
Rocca. Tutti insieme, tutti li'.
Sulla opacita' dell'Istituto, che rappresenterebbe un autentico buco
nero della democrazia europea ed italiana, si sono espressi molti
commentatori. La miccia e' stata accesa dalle stesse dichiarazioni
d'intenti della “creatura”, nel cui sito si legge, alla voce “valori e
leadership”: «Il “metodo Aspen” privilegia il confronto ed il dibattito
“a porte chiuse”, favorisce le relazioni interpersonali e consente un
effettivo aggiornamento dei temi in discussione. Attorno al tavolo Aspen
discutono leader del mondo industriale, economico, finanziario,
politico, sociale e culturale in condizioni di assoluta riservatezza e
di liberta' espressiva». I fantasmi di queste compagini “riservate”
aleggiano sull'Europa per stabilirne i destini. Compresi quelli di
Bilderberg, lil blindatissimo vertice annuale dei potenti, cui nel 2012
avevano preso parte, fra gli italiani, gli stessi Enrico Letta e John
Elkann, oltre alla giornalista Lilli Gruber e al manager Telecom Franco
Bernabe'. Bilderberg 2013, secondo fonti attendibili, si terra' ai primi
di giugno nei pressi di Londra.
LA SERA ANDAVAMO DA D'ALEMA
Sintesi “massima” delle nomenklature fin qui tratteggiate, nonche' delle
linee-guida che porteranno alla nomina dei nuovi presidenti della
Repubblica e del Consiglio, la Fondazione Italianieuropei si staglia
come il bunker degli affari italiani nel cui crogiolo matureranno le
scelte. Riassumiamo, percio', nomi e ruoli dell'organigramma.
Presidente di Italianieuropei e' lo stesso “padre fondatore” Massimo
D'Alema. Nel Comitato di indirizzo, a lungo presieduto da Alfredo
Reichlin (padre di Lucrezia Reichlin, ricercatrice di spicco nella
montiana Bruegel), troviamo anche il presidente PD della Toscana Enrico
Rossi e il “saggio” di Napolitano Luciano Violante. Marta Dassu' e
Giulio Napolitano sono, come gia' detto, nell'advisory board.
Inutile ricordare, infine, la stretta vicinanza di Italianieuropei e
soprattutto dell'omonima rivista con gli esponenti di Magistratura
Democratica. Decine i convegni organizzati congiuntamente negli ultimi
anni e non meno numerosi gli interventi dei vertici MD sul magazine
dalemiano promosso dalla Fondazione. Vedi, per fare un solo esempio,
l'articolo di Claudio Castelli, presidente MD, su Italianieuropei numero
1 del 2010. Titolo: “Oltre la crisi: un approccio diverso per il
settore penale”.
SAGGI PER CASO?
Concludiamo con qualche notizia inedita su alcuni fra gli altri “saggi”
di Napolitano, per completare il quadro di uno scenario che, alla luce
di quanto abbiamo visto fin qui, appare gia' delineato nelle sue linee
essenziali. Solo un esercizio di stile, insomma, chiedersi come andra' a
finire. «A meno che non cambi qualcosa - commentano alcuni osservatori
dentro il Palazzo - gli unici dubbi riguardano al massimo la scelta fra
Amato e Prodi, o giu' di li'».
Sul saggio Filippo Bubbico molti particolari interessanti ce li fornisce
in questi giorni il giornalista materano Nicola Piccenna che,
attraverso il suo frequentatissimo blog “Toghe Lucane”, ricostruisce la
storia recente dell'ex sottosegretario.
Architetto, a capo dei consorzi Seta Italia e Seta Basilicata (che in
questi anni hanno ricevuto consistenti fondi dall'Unione Europea «per
realizzare gelseti, allevare bachi e produrre seta», ma «tranne qualche
piantagione di gelsi e qualche capannone vuoto ed in disuso, nulla
sembra giustificare l'enorme esborso di fondi pubblici», scrive
Piccenna), Bubbico e' stato a lungo presidente della Regione Basilicata.
Da commissario ad acta autorizza la costruzione del Villaggio Marinagri
alla foce del fiume Agri. Nel 2009 quel villaggio finisce nel mirino
delle roventi inchieste targate Luigi de Magistris. Poi sappiamo come e'
andata a finire. Tre anni prima Bubbico era nel registro degli indagati
di un altro pubblico ministero d'assalto: si trattava di Henry John
Woodcock, che nel 2006 a Potenza indagava su un «diffuso e metodico
rapporto collusivo» tra un clan mafioso lucano e ambienti politici,
amministrativi e imprenditoriali della Basilicata.
Nessun problema anche quella volta per Bubbico, che ha continuato al
fianco di Bersani e D'Alema - dei quali e' notoriamente un fedelissimo -
la sua escalation politica, oggi giunta ai massimi livelli con
l'investitura da parte di Napolitano.
Dulcis in fundo, l'avvocato siciliano Giovanni Pitruzzella e il senatore
berlusconiano Gaetano Quagliariello. Un tandem che si compatta nel
2011, quando una ventata di polemiche accompagna l'investitura di
Pitruzzella al vertice dell'Antitrust per volonta' del nuovo primo
ministro Mario Monti (sara' questo uno dei primissimi atti del suo
insediamento).
Se infatti da Sel Claudio Fava insorge, ricordando come Pitruzzella,
oltre che amico personale di Renato Schifani, e' stato autore di libri
insieme a Toto' Cuffaro, condannato definitivamente per mafia,
Quagliariello (altro saggio di Napolitano) scende subito in campo e
tuona: «i presidenti del Senato e della Camera hanno nominato un valente
giurista alla guida dell'Antitrust. Il fatto paradossale e' che appena
qualche settimana fa i colleghi della sinistra, per sostenere che la
bocciatura del rendiconto avrebbe imposto le dimissioni del governo,
evocavano nelle aule parlamentari il manuale Pitruzzella di diritto
costituzionale quale fonte dottrinaria di indiscutibile autorevolezza.
Ora, improvvisamente, lo si accusa quasi di indegnita'...».
Chiude il cerchio Massimo D'Alema, che in quella stessa circostanza si
butta a corpo morto in sostegno di Monti e delle sue scelte,
rivendicando «la collaborazione di molti esponenti del nuovo esecutivo
con la Fondazione Italianieuropei». Basta.
venerdì 19 aprile 2013
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