Nel suo testamento il cardinale Mazarino destinò una grossa somma di
denaro (era molto ricco) alla costruzione di un Collegio delle quattro
nazioni che avrebbe ospitato ogni anno sessanta gentiluomini provenienti
dalle province che il Trattato di Westfalia aveva assegnato alla corona
francese. Le quattro nazioni erano l’Artois, la Lorena, il Rossiglione e
la Cerdagna. Nella seconda metà del XVII secolo, quindi, nazione era il
gruppo umano formato da uomini e donne che erano nati in uno stesso
luogo, più o meno esteso, parlavano la stessa lingua o lo stesso
dialetto, erano uniti da antichi vincoli di fedeltà a uno stesso potere e
avevano professato, almeno sino alla Riforma, la stessa religione.
Secondo la voce «nazione » scritta da Francesco Rossolillo per il
Dizionario di politica diretto da Norberto Bobbio, Nicola Matteucci e
Gianfranco Pasquino, la parola assume un più largo significato (Francia,
Italia, Spagna, Germania) nel linguaggio politico della Rivoluzione
francese e una forte connotazione culturale nelle opere letterarie del
Romanticismo tedesco. Il significato politico giungerà più tardi grazie
all’opera di Giuseppe Mazzini. Da quel momento la nazione diverrà una
realtà iscritta nella Storia e titolare di diritti fra cui quello di
avere uno Stato capace di garantire la sua indipendenza e la sua
sicurezza. Sappiamo che gli Stati nazionali, una volta costituiti, si
rivelarono molto meno omogenei di quanto proclamato dai loro fondatori. E
sappiamo che molti governi hanno cercato di rimediare all’eterogeneità
«nazionalizzando » le loro minoranze o cacciandole dal territorio
nazionale. Oggi gli Stati nazionali esistono ancora, ma il loro
progressivo declino ha ridato spazio e voce alle vecchie nazioni
europee. Dietro la facciata del Belgio appaiono, sempre più visibili, i
fiamminghi e i valloni; dietro quella della Spagna i catalani, i baschi,
i galiziani; dietro quella della Gran Bretagna i gallesi e gli
scozzesi; dietro quella della Francia i normanni, i bretoni, i
provenzali, i corsi; dietro quella della Germania i bavaresi, i renani, i
prussiani, i sassoni. E dietro l’Italia si vedono le vecchie nazioni
degli Stati preunitari, ciascuna divisa a sua volta in un gran numero di
municipi e campanili. Molti sostengono che l’Unione europea è una
creazione artificiosa, priva di un demos europeo. A me sembra invece che
possa, meglio degli Stati nazionali, ospitare le patrie regionali
all’interno di un patto federale.
di Sergio Romano
10 ottobre 2012
Fonte: Corriere della Sera
domenica 14 ottobre 2012
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