A quattro anni dall’appuntamento di Mar del Plata, in Argentina, in una Port of Spain blindata i capi di stato e di governo del continente, esclusa Cuba, sono attesi oggi per l’apertura del V Vertice delle Americhe nel primo incontro tra il presidente americano Barack Obama con i dirigenti dell’America Latina.
“Assicurare il futuro dei nostri cittadini, promuovendo il benessere, la sicurezza energetica e l’ambiente” è il tema centrale del summit che verterà anche sull’impatto della crisi economica mondiale sulla regione, dopo il G20 di Londra.
Cuba: l’assenza di una protagonista
Sebbene non sia inclusa nella bozza della dichiarazione finale, la questione della revoca dell’embargo imposto dagli Stati Uniti nel 1962 a Cuba e del suo rientro nelle istituzioni panamericane si profila tuttavia un argomento centrale del vertice: a farsi portavoce dell’istanza di porre fine al ‘bloqueo genocida’, come viene chiamato dai cubani, sarà il presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva, già definito da alcuni organi di stampa il ‘pompiere’ che proverà anche a mitigare le tensioni che oppongono gli Stati Uniti a Venezuela, Bolivia e Nicaragua.
A più riprese negli ultimi mesi Lula ha definito l’embargo “un’anomalia” in uno scenario internazionale “in cui ormai da tempo è finita la Guerra Fredda”; ha anche espresso apprezzamento per la decisione formalizzata lunedì da Obama di revocare le restrizioni ai viaggi e alle rimesse dei cubano-americani che hanno parenti nell’isola, giudicandola comunque solo “un piccolo passo verso la giusta direzione”.
Cuba “sarà la grande prova per la politica estera statunitense verso l’America Latina, l’assenza di relazioni tra Cuba e Stati Uniti non dà benefici né all’uno né all’altro e viene sofferta dal popolo cubano” ha ripetuto alla vigilia del vertice il ministro degli Esteri brasiliano, Celso Amorim, riassumendo un parere condiviso dalla stragrande maggioranza dei paesi della regione: A Trinidad e Tobago, ha detto ancora Amorim, “è importante che il presidente Obama ascolti le opinioni della regione”.
L’altra “anomalia” è l’esclusione di Cuba dall’Organizzazione degli stati americani (Osa), da cui fu espulsa sempre nel 1962, argomento controverso dal momento che L’Avana è ben poco propensa a riunirsi a un blocco di fatto controllato dalla Casa Bianca; l’argomento, secondo il segretario generale dell’Osa José Miguel Insulza non sarà comunque affrontato a Trinidad e Tobago, ma dall’assemblea generale del blocco prevista la prossima settimana.
La posizione più critica sull’appuntamento di Port of Spain è stata espressa da Fidel Castro: “Cuba non applaude ai vertici delle Americhe, dove i nostri paesi non discutono in condizioni uguali”; L’Avana, ha però aggiunto l’ex-presidente cubano nelle sue ultime ‘Riflessioni’, “non attribuisce a Obama la colpa delle atrocità commesse da altri governi degli Stati Uniti, non mette neanche in dubbio la sua sincerità e il suo desiderio di cambiare la politica e l’immagine degli Stati Uniti”.
Da parte sua, il Perù ha riportato invece l’attenzione sull’impatto della crisi economica mondiale in America Latina, insistendo sulla necessità che gli Stati Uniti rinnovino l’impegno di apportare risorse finanziarie alla Banca interamericana di sviluppo (Bid).
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