Un cavallo di Troia americano
di Alfonso DesiderioGli usi geopolitici della rete telematica mondiale. Uno strumento dell’americanizzazione del mondo o l’arma segreta della globalizzazione che finirà per mettere in questione il rango della superpotenza a stelle e strisce?
Le strade romane erano strumento, pilastro e simbolo del potere di Roma nel mondo antico. Oggi le autostrade elettroniche stanno diventando gli assi portanti dell’influenza degli Stati Uniti nel mondo. Internet è nato negli Usa, i programmi che consentono il funzionamento della rete telematica mondiale sono americani, le informazioni, i prodotti, i servizi che prevalgono sulla Rete sono realizzati Oltreoceano. Infine l’inglese, già leader nelle comunicazioni internazionali, è la lingua della Rete, con tutte le conseguenze che ciò comporta.
Internet è espressione della cultura americana. Ogni strumento risente dell’influenza e delle esigenze dell’ambiente in cui viene creato. Non è un caso che il fax risenta dell’esigenza giapponese di un mezzo di comunicazione scritta che consenta di utilizzare le immagini, indispensabile per una lingua che usa ideogrammi. Allo stesso modo Internet è il frutto più genuino della società americana. Una società in cui la libertà di espressione, il confronto, la discussione, lo scambio di informazioni hanno un ruolo determinante.
Internet, con la sua comunicazione senza controllo, i suoi gruppi di discussione dove le persone si confrontano su qualsiasi argomento, rispecchia questo tipo di società. Alexis de Tocqueville notava la predilezione della società americana a formare gruppi e associazioni di tutti i tipi. Non è un caso che i siti di Internet (i gruppi di pagine elettroniche raggiungibili a un determinato indirizzo della Rete) siano una forma di comunicazione ideale per le associazioni, che infatti utilizzano massicciamente la rete telematica.
Il modello cui si rifà Internet è quello della «società aperta» alla Popper. La negazione cioè della pianificazione, del dirigismo, a vantaggio del confronto e della competizione delle idee. Per questa ragione la Rete è aperta anche a informazioni non «americane».
Movimenti religiosi, politici o semplicemente idee estranee alla cultura americana risiedono sulla Rete allo stesso modo delle altre informazioni, anzi grazie ad Internet acquistano una visibilità che sarebbe altrimenti impossibile sulla base dell’influenza esercitata dalle culture in cui sono nate e per i mezzi di cui tali movimenti dispongono.
Per i paesi in via di sviluppo o per le minoranze organizzate la Rete è una grande opportunità, ma non tale da intaccare il predominio americano. L’informazione su Internet è un insieme composito, anzi considerata l’immensa quantità di informazioni, è un oceano. La cultura americana, in senso lato, non dirige o controlla la Rete, semplicemente prevale al suo interno. La presenza di culture «estranee» rafforza la legittimità universale dell’americana Internet e consente di far penetrare l’influenza culturale americana, e occidentale in genere, in ambienti dove altrimenti avrebbe difficoltà a entrare.
Per le caratteristiche proprie di Internet, a differenza di altri mezzi di comunicazione tradizionali, non è la presenza sul mezzo a essere rilevante, quanto la quantità e la fruibilità delle informazioni che a loro volta impongono punti di vista e stereotipi.
L’informazione è potere
Sun Tzu, cui si fa risalire una serie di antichi stratagemmi e princìpi militari cinesi di 2.500 anni fa, diceva che un buon generale è colui il quale vince la battaglia senza combattere. I politologi americani Joseph Nye e William Owens esprimono un concetto simile con il termine «soft power»: l’abilità di raggiungere i propri obiettivi in politica internazionale attraverso l’attrazione e senza coercizione. La capacità cioè di convincere «l’avversario» ad agire spontaneamente secondo i propri desideri, e in particolare «a seguire o essere d’accordo con norme e istituzioni che producono il comportamento voluto».
La tesi di Nye e Owens – che per la verità si riferiscono non solo a Internet ma in generale alla capacità di avere informazioni, ad esempio con i satelliti spia, consiste nell’esigenza degli Stati Uniti di continuare ad avere il primato tecnologico sugli avversari, soprattutto con quello che loro chiamano l’«information umbrella», cioè la capacità di ottenere e gestire le informazioni. Ma nello stesso tempo ritengono che sia necessario condividere con gli altri tale potere – senza mai cederlo completamente però – in modo che gli «altri» divengano «amici» e far sì che non siano stimolati a sviluppare sistemi propri e indipendenti.
Un brano del loro saggio merita di essere citato per esteso: «La conoscenza, più che in passato, è potere. Il paese che può meglio condurre la rivoluzione dell’informazione sarà più potente degli altri. Per il prossimo futuro quel paese è gli Stati Uniti. L’America ha un’evidente forza militare ed economica. Ma il suo più importante vantaggio relativo è la capacità di raccogliere, elaborare, gestire e distribuire le informazioni, un margine che quasi certamente crescerà nel prossimo decennio.
Questo vantaggio deriva dagli investimenti durante la guerra fredda e dalla società aperta americana, grazie ai quali domina le informazioni rilevanti e le tecnologie di elaborazione delle informazioni e ha un’impareggiabile abilità nell’integrare sistemi di informazione complessi».
La prevalenza quantitativa e qualitativa delle informazioni americane nella Rete, congeniale per struttura alla visione del mondo occidentale, consente la diffusione di punti di vista e stereotipi che «convincono» i potenziali avversari o almeno ne modificano il comportamento. Si pensi alle conseguenze che ha avuto su Alleanza nazionale e il governo Berlusconi l’etichetta di «neofascista» affibbiata, a torto o a ragione, alla destra italiana dai media anglosassoni, leader dell’informazione
internazionale.
Su Internet il meccanismo è simile a quello già in atto nell’informazione globale di matrice anglosassone, ma con la differenza che i protagonisti non sono pochi ma potenti centri di informazione, bensì un intero «sistema-paese» che in maniera non pianificata prevale sulla Rete,annichilendo per quantità e qualità di informazione le voci discordanti.
Geopolitica e Internet
A prima vista lo sviluppo di Internet sembra sminuire l’importanza della riflessione geopolitica. Infatti la rete di comunicazione mondiale di fatto riduce le distanze. Consente una comunicazione più rapida ed economica rispetto al passato e annulla completamente la variabile geografica. Un messaggio da Roma a Parigi potrebbe teoricamente passare prima da Mosca o da Stoccolma, senza che la comunicazione ne abbia un riflesso sensibile. Non hanno più rilevanza oceani, monti, fiumi, deserti, le grandi distanze: comunicare con una persona posta a 10 km di distanza o a 1.000 km è indifferente.
Una riflessione più approfondita rivela invece la perdurante attualità della geopolitica. Da un lato infatti non è possibile ridurla alla sola influenza degli aspetti geografici, dall’altro Internet crea un nuovo tipo di spazio in cui l’approccio geopolitico mantiene intatto tutto il suo valore.
Il termine cyberspazio coniato dallo scrittore William Gibson nel racconto Burning Chrome e poi reso popolare dal suo romanzo Neuromancer, sta a indicare lo spazio virtuale creato dalla rete telematica in cui gli utenti «navigano». È uno spazio che non si misura con delle distanze, ma per aspetti tecnici che consentono una più rapida fruizione delle informazioni. Acquista enorme importanza la velocità con cui si può ottenere l’informazione, che dipende dalle capacità tecnologi-
che possedute.
Su Internet è l’utente che va alla ricerca delle informazioni e sceglie tra un’offerta molto ampia. Non è un mezzo passivo come la televisione analogica che consente una scelta limitata. Sulla Rete bisogna essere visibili. È importante disporre di una notevole quantità di informazioni omogenee. I dati presenti sulla Rete sono tanti da vanificare in parte il libero accesso a Internet.
Singoli siti, non inseriti nei percorsi logici che consentono una selezione delle informazioni (si pensi ai rimandi ad altre pagine presenti sui siti) corrono il rischio di essere poco «visibili». Non solo, è indispensabile disporre di quel background culturale e tecnico che consente di sfruttare al meglio lo strumento. Un esempio concreto è il sito di Hezbollah, il movimento integralista libanese filoiraniano, che gli israeliani hanno costretto a «blindarsi», diventando meno visibile, dopo averlo reso temporaneamente inutilizzabile con un «bombardamento» di oltre un milione di messaggi elettronici. La maggiore capacità tecnologica israeliana ha dato in questo caso un vantaggio sui propri avversari, che non sono riusciti a compiere la stessa operazione.
La società americana ha tutte queste caratteristiche che le consentono di dominare la Rete e di far prevalere la propria visione del mondo. Tale capacità non è misurabile statisticamente. Non sono sufficienti i dati sul numero di siti, sarebbe necessario calcolare il volume di traffico, la fruizione di tali informazioni. Ma basta empiricamente «navigare» per un certo periodo per rendersi conto della «naturale» ricorrenza dell’accesso a fonti statunitensi. Nell’aggettivo «naturale» sta la forza dell’influenza americana.
Il «fenomeno Diana» è esemplificativo. Alla campagna organizzata dai media tradizionali ha fatto da contraltare la mobilitazione di decine di migliaia di utenti telematici di tutto il mondo che «spontaneamente» hanno creato siti elettronici dedicati alla principessa del Galles e inviato messaggi di cordoglio e di critica contro i paparazzi, in modo tale da annichilire le voci contrarie. Tralasciando in questa sede la trattazione della «cyberwar», la guerra e il terrorismo elettronico rispetto a cui gli Stati Uniti sono allo stesso tempo più vulnerabili ma anche dotati delle migliori contromisure, la competizione culturale su Internet sarà una «battaglia» di informazione. In maniera premeditata o inconscia, informazione e disinformazione si daranno battaglia. L’assenza di un controllo influisce negativamente sull’attendibilità delle fonti, sarà avvantaggiato chi disporrà di più voci, chi griderà più forte.
Se gli Stati Uniti sono in grado di influenzare chi condivide il modello di società aperta, è Internet nel suo insieme a essere una minaccia dirompente per i sistemi politici chiusi, come la Cina, le teocrazie, i regimi dittatoriali o integralisti. Da un lato lo sviluppo economico, lo stare al passo con con le economie avanzate, l’apparente «neutralità» della Rete spingono tali paesi ad accedere al cyberspazio. Dall’altra la libera circolazione delle idee minaccia gli equilibri su cui si fondano tali regimi. Scrive Pete du Pont, direttore del sito elettronico «IntellectualCapital.com» ed ex governatore del Delaware: «Infine, Internet velocizzerà l’americanizzazione del mondo. Non parlo di McDonald’s, Madonna o delle Nike, ma delle idee e degli ideali della rivoluzione americana: i princìpi di libertà, i diritti umani, il potere affi- dato al popolo. Queste idee sono al momento antitetiche rispetto a quelle professate in buona parte del mondo, Cina e nazioni arabe e orientali per esempio. Ma una volta sprigionate sono forze potenti non facili da contenere, e per questo cam- bieranno la cultura del mondo».
Se si considerano le conseguenze di mezzi di comunicazione ben più arretrati di Internet su tali sistemi, come Radio Free Europe sul regime sovietico e dei fax dei giovani rivoltosi di piazza Tiananmen in Cina, si può immaginare l’impatto che può avere la rete telematica su questi paesi quando avrà raggiunto un sufficiente grado di diffusione.
La Cina, come altri paesi, sta cercando di risolvere il problema limitando e controllando l’accesso alle informazioni considerate scomode. Ma l’assenza di un centro di comando e l’immaterialità della comunicazione digitale – il contenuto di una pagina telematica cui viene limitato l’accesso può diventare un messaggio di posta elettronica in grado di superare barriere non in grado di adeguarsi – rendono estremamente improbabile la riuscita di questo tentativo. Il mondo è la «nuova frontiera» della rivoluzione informatica americana e al momento non ci sono ostacoli seri sul suo cammino..
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