Le battaglie di Grillo sono in gran parte condivisibili: la più importante è il diritto di noi cittadini ad indicare la preferenza nel momento del voto.
Ci stiamo chiedendo, a quando Beppe Grillo incomincerà ad attaccare i Sindacati Italioti ( CGIL in primis) e i loro privilegi, sprechi, interferenze politiche...????
Ricordiamo che il Presidente del Senato Italiano è Franco Marini ( ex segretario della CISL), il Presidente della Camera dei Deputati è Fausto Bertinotti ( ex dirigente CGIL), il Ministro del Lavoro è Cesare Damiano ( CGIL)....e poi ci sono i vari Benvenuto( UIL).........
REVOLUTION!!!!
venerdì 28 settembre 2007
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Beppe Grillo: professione disincantatore.
Prima faceva il comico in tv, e per di più dentro il cuore della bestia: la Rai anni 80. Poi solo show dal vivo. Tutti esauriti. E infine blogger con risultati incredibili. Ma oggi a Beppe Grillo piace definirsi così: «uno che arriva e dice: questa cosa non è vera. E la gente apre gli occhi».
Rolling Stone Italia
Intervista inizio settembre 2007.
Ci aspettiamo di vederlo comparire in una nuvola di zolfo, tra tuoni e fulmini, circondato da anime plagiate tipo il colonnello Kurtz di Apocalypse Now. Ci aspettiamo di essere cacciati a colpi di frusta e anatemi dal santone predicatore demagogo, l’uomo in pieno delirio di onnipotenza, quello che vuole aizzare il popolo contro i suoi rappresentanti democraticamente eletti. Invece il Profeta è in ciabatte, davanti al mare. A un tavolo, col personal computer acceso. «Sempre su quel blog. Non se ne stacca mai», scuote la testa Parvin, la notevole moglie. Il moralista fustigatore e qualunquista eccetera la guarda contrito, lo sguardo colpevole del ragazzino che la mamma accusa di giocare troppo col computer. Mormora: «Eh, ma ero qui, stavo...». Riguarda lo schermo cercando una giustificazione, una cosa tipo: ma mamma, il mio blog è il 13esimo più frequentato al mondo. Invece, non si giustifica. Però mormora una frase, il suo attuale mantra. «Non hanno ancora capito cosa gli sta arrivando addosso». Dicono gli storici che nei celebri anni 60 Bob Dylan, intrattenitore poi consacrato come il Profeta (anche lui) di Duluth, diede una sferzata al decennio con due affermazioni chiave. Due ritornelli che erano insieme testimonianza dei tempi, e anticipazione delle cose a venire. Una era: «I tempi stanno per cambiare». L’altra: «Sta succedendo qualcosa, ma tu non capisci cosa, non è vero, signor Jones?». Ecco, quando l’intrattenitore nonché Profeta di Genova parla dei politici, ripetendo sommessamente, quasi avvilito: «Questi non si rendono proprio conto che è finita», anche un cinico scellerato come l’inviato di RS è attraversato dal dubbio che forse, chissà, sta davvero ascoltando una profezia. Oppure, semplicemente, Beppe Grillo, che da decenni sclera contro tutti i poteri che vede, oggi coglie dei segnali, ha intuito che un certo modo di fare fessi gli italiani non può protrarsi oltre. E può darsi persino che, più che guidare la rivolta come alcuni dicono, la stia solo aiutando a nascere: un’ostetrica barbuta, sempre piaciuta. Ma basta con le moine: bisogna essere solidali con la categoria, e uno dei giochi più interessanti in cui i giornalisti si sono cimentati è quello di abbattere il piedistallo del Profeta. Vediamo che si può fare. Ci troviamo presso California, Livorno. Accostamento geopoliticamente affascinante. «Si chiama così perché agli immigrati siciliani promettevano di portarli in America, li facevano pagare e poi li portavano qui dicendo che era la California. Loro sentivano “Maremma maiala”, e pensavano: questi parlano strano, sono americani». Qui, Grillo ha una casa al mare. Bellina, sì. Ma – non se ne abbia a male l’architetto, se c’è – giusto bellina. Non una megavilla di quelle che si godono uomini di spettacolo meno popolari di lui, che già 25 anni fa (Te la do io l’America, 1981) aveva in mano il sabato sera di RaiUno, mica i programmi di nicchia. D’altro canto, anche se forse Grillo potrebbe permettersela, la megavilla, moralmente non può. E poi, come si muove lo fulminano. A giugno, con indicibile delizia giornali, tv e siti hanno diffuso le immagini del Profeta appesantito nel fisico (ha 59 anni, ma guai a lasciarsi un po’ andare, se si è Profeti). Stava salendo su una barca. Poi risultata di un amico. «Vittorio Feltri ha detto che salivo sul mio piroscafo e mi ha dato del bamba», sgrana gli occhi. «E avevo preso un pattino, unica volta in vita mia, se mi facevano quella foto lì, facevo un figurone». Invece, tromboni professionisti e dilettanti lo hanno soprannominato “ecofurbetto”.
Si sa che ogni grillo parlante dà fastidio, che i lucignoli sono più simpatici (ancorché futuri somari). Potete divertirvi a cercare, su Google, “Grillo” più la frase “Predica bene, razzola male”. L’hanno usata in tanti, e si traduce con: «Nessuno ci faccia la morale, mai». Frase che non sfigurerebbe nell’Inno di Mameli. «Eh, hanno ragione», sorride. «Lo devo confessare, faccio cose terribili, a volte faccio persino delle puzzette; ma ogni volta che lo faccio, pianto un alberello. No, purtroppo i giornalisti mi hanno smascherato: sono un furbetto, un santone, e miro a una sobria dittatura di 4 anni. Una dittatura lieve, con molte battute. Nel senso di battere la gente; ecco, dicono che gli stadi si stanno svuotando, ci penserò io a riempirli di gente. E senza partite». A una dittatura stile Cile (forse) non arriverà. Però è già alla testa di una specie di esercito, le centinaia di migliaia di persone che si collegano con www.beppegrillo.it ogni giorno e hanno aderito alle sue ultime due crociate. Una propositiva, dato che dicono che è bravo a criticare ma non a proporre. «È una legge di iniziativa popolare. Per precludere il Parlamento a chi è stato condannato da un tribunale, limitare la carriera parlamentare a due mandati, e affidare la preferenza agli elettori invece che ai partiti. L’ho mandata via email a tutti gli onorevoli. E 200 hanno risposto a un cittadino argomentando le risposte: un fatto che non ha riscontri nella nostra Storia. Di leggi popolari ne hanno discusse tre o quattro in 60 anni. Stanno interagendo con una realtà che non conoscono, che gli arriverà addosso. Alcuni dicono di condividere quanto dico; ma non la limitazione della carriera politica, si capisce», ghigna. Accanto alla pars construens, però, c’è quella in cui è da sempre specializzato: la pars destruens. O, in modo meno aulico: il Vaffanculo Day. L’8 settembre, in tutta Italia, nelle piazze. Lui, in quella di Bologna. «Per dire basta, che non ci stiamo più». Gli chiediamo se ha già contattato Marco Masini, vaffancollega. «No, però come cantanti ci sarà la Nannini e Ligabue manderà un video da New York; con Vasco Rossi non sono riuscito a parlare. Jovanotti dice che non sa se ce la farà, deve fare il disco a Los Angeles. Mi dici perché uno fa un disco a Los Angeles?». Breve discussione sul fatto che se vuole che le canzoni si abbronzino, anche Rimini va benissimo. RS invita il Profeta a non cominciare, che già scaraventò Jovanotti «In miniera!» vent’anni fa, a Sanremo. «Poverino, l’ho massacrato. Ma forse gli è servito, no? È migliorato...».
Torniamo al vaffa. Non è la prima volta che il Profeta esorta a elevare tale gentile invito. Lo faceva negli spettacoli di 15 anni fa. Così, sorge un dubbio. Che la gente usi Grillo per sfogarsi. Lo va a vedere, gli dà ragione, s’indigna, e poi? In questi 15 anni, quella gente ha cambiato abitudini? «Ma sono due vaffanculi diversi. Quella di 15 anni fa era una fanculizzazione diretta, che si faceva in teatro. Prendevamo chi faceva la cosa più sporca della settimana, gli telefonavamo e 5mila persone urlavano vaffanculo a De Lorenzo, a Berlusconi, a Gelli. Abbiamo fanculizzato anche la Finanza una sera, e mi hanno arrestato con la scusa di un bambino senza scontrino». E la differenza col Vaffanculo Day dell’8 settembre, sarebbe... «Questo per me è tra lo sbarco in Normandia e V per Vendetta. È la liberazione dei cittadini da parte della rete, e ho scelto l’8 settembre perché fu il giorno della disfatta del popolo italiano, quando i re scapparono, Badoglio firmò l’armistizio e diventammo un paese in balia». Scattiamo le foto per la copertina di RS. Vorremmo vederlo luciferino e rivoltoso, ma forse per la vicinanza dell’amato mare, il tribuno è rilassato e sorridente. Tentiamo di aizzarlo con dei nomi a tradimento. «Tronchetti Provera! Mastella! Bayer!» (a regalarci l’espressione che convince tutti e che vedete, sono le parole: «Studio aperto»). Nuovo dubbio: forse lo stato di apocalittico furore con cui è riuscito a ottenere una standing ovation persino dal pubblico più immobilista d’Italia (Sanremo, anni 80), è indotto dalla presenza di un pubblico: forse davvero lo capta, lo riceve dalla gente. Lui ammette che a volte fa la rockstar e come faceva Peter Gabriel si lascia andare giù dal palco per farsi tenere su dal pubblico. Roba orgiastica, da vero santone. «Sììì! È quel che sono. Allo spettacolo di Viareggio sono riuscito a materializzare delle perline mentre la gente faceva ooommm... Però erano solo tre, l’obiettivo erano cinque. Ci devo lavorare». A proposito di lavoro, un punto discusso è: che lavoro fa Beppe Grillo? Il comico, il politico, o cosa? «Il disincantatore. Arrivo e dico: questa cosa non è vera. E la gente apre gli occhi, e prova a smontare cose date per acquisite come il funzionamento di economia, Pil, banche. Le cose che sembrano ovvie e invece non lo sono, come anche quelle che riguardano acqua, connessione, inceneritori. Mi danno dell’ecologista ma non lo sono. Io voglio fare informazione». Informazione? Ma ci manca davvero? 25 anni fa Sting, coi Police, cantava Too Much Information. Oggi affoghiamo nelle informazioni. E l’impressione è che troppa informazione sia uguale a nessuna. «No, troppa informazione è anche peggio. Il giornale più letto in Urss non era la Pravda ma il Washington Post, perché quando non hai informazione te la vai a cercare. Invece quando ne hai molta ma postdatata, finta, non vai più a cercarla. C’è chi legge cinque quotidiani e pensa di essere informato. Invece i direttori dei giornali fanno copiaeincolla. È la vergogna di questo paese, lo stato dell’informazione. Ora per fortuna c’è internet...». Alt: un tempo Grillo metteva in guardia contro il demone tecnologico. Dieci anni fa parlava di inFernet, era parecchio scettico. «Però ero più nemico della macchina, dell’hardware. Sfasciavo i computer sul palco perché bisognava adattarsi a loro e non viceversa, perché tutti impazzivano per i pc che andavano in bomba, avevano i virus, c’era il baco. Poi ho letto un libro di Gianroberto Casaleggio che mi ha fatto venir voglia di conoscerlo, ci siamo piaciuti e abbiamo iniziato un discorso che ha portato al blog, a fare informazione bypassando i canali normali».
E perché dell’informazione di Grillo ci si dovrebbe fidare? Quali sono le fonti credibili? «Molti giornali: Financial Times, Washington Post, BBC...». Stranieri. E in Italia? Su, un piccolo incoraggiamento. «No. È un paese che se n’è andato. Ma non adesso, per colpa di Berlusconi eccetera. Ma per decenni di vergogna». Ora, se permettete, il cinico intervistatore – cinico e baro – scuote la manica e cala l’asso. E fa presente a Grillo che sia i politici che noi «Giuda dell’informazione» (copyright beppegrillo.it) potremmo essere giusto lo specchio del popolo italiano, il fiore che può produrre. «No, per niente». Beppe, pochi giorni fa ho chiamato il fabbro e per 12 minuti di lavoro mi ha chiesto 360 euro. «Belìn, che botta». 300 senza fattura. «Ah, certo». Quindi, in definitiva, forse ai furbi grandi corrispondono tanti piccoli furbi. E il Parlamento rappresenta fatalmente il popolo che lo vota. «Io invece penso che ci sia una coltre ovattata sotto la quale ci sono le persone che tengono accesa una fiammella di vita nel Paese, e sono milioni di persone straordinarie. Purtroppo molti sono contagiati dalla sensazione che regni l’impunità totale. Che si possa evadere le leggi o aggirarle, perché i primi a farlo con arroganza sono quelli che dovrebbero dare l’esempio oltre che farlo per legge. Vedi, io non faccio il blogger di mestiere, io vado in mezzo alla gente. Noto l’ansia, l’angoscia di non poter cambiare più niente. Poi a volte vado fuori, che so, a Bruxelles e dico: che città straordinaria».
Bruxelles? «Pulita, tranquilla, la gente sorride per strada. Ma non è una città meravigliosa. Sono le nostre che sono andate a rotoli. Quando parliamo di paradisi fiscali, isole Cayman e Lussemburgo, be’, non sono loro che sono paradisi, è qui che è un inferno fiscale. Chi vuole aprire un’attività è stroncato da burocrazia, tasse, sistemi terrificanti...». Ehilà, ma questo lo dice Silvio. «Eh, lui mi copia un sacco di cose. Davvero, per me qualcuno dei suoi legge il mio blog. Lui dirà anche che la politica è sporca ma resta una persona che non può dire nulla. Le parole sono parole, ma conta chi le dice. E poi non esiste fisicamente, è una proiezione, uno spot di se stesso che dice cose non vere. Basterebbe un ragazzo con un pc per smentirlo in un minuto ogni volta che snocciola i suoi dati». Pausa. Il Profeta sfoglia RS. Si imbatte in un’intervista con un altro soggetto peculiare, Toni Negri. «Davvero ha un seguito tra i giovani?», s’incipiglisce. «Mah, questa cosa qui sul fatto che il capitalismo sta per costringere la gente a nuove forme di comunismo è interessante». Forse Negri ha un seguito anche perché mancano nuovi leader politici. Bisogna ripiegare su quelli di ieri, o sui comici: oggi a muovere le idee non sono i Capanna e i Pannella, ma Grillo, Luttazzi, i fratelli Guzzanti... «Non so se sia del tutto vero. C’è sicuramente mancanza di idee nuove. Se leggi il programma di Segoléne Royal, vedi alla base un ragionamento diverso, tentativi di cambiare per il bene del paese. Qui ogni ideuzza è subito repressa da gente anziana; ma non anagraficamente, non è quello il problema: i danni li fanno quelli anziani dentro. Il problema non è la carta d’identità, ma chi pensa vecchio». Ma c’è il nuovo che avanza: Montezemolo, Veltroni, la Michela Brambilla. «Lei non la conosco ancora, ma promette bene», ridacchia. «E poi l’ha messa lì Lui, vatti a fidare... Montezemolo è un finto ragazzo, credo che di mestiere abbia fatto il pupillo per tutta la vita. Non c’è spessore in questa gente. Veltroni! Veltroni ha detto: “Voglio essere l’ecologista del sì”». Suona bene. «Dice che vuol fare il carbone pulito. Cos’è, il carbon dolce, quello della befana? E vuole la Tav a basso impatto ambientale. Pensa la confusione di idee, che poi nel settore è la regola, perché in prima linea sull’ambiente son quelli che l’hanno devastato. L’Enel compra centrali nucleari di nascosto coi soldi pubblici poi fa una campagna pubblicitaria che sembra Greenpeace! Garrone produce i sistemi eolici dopo aver rovinato mezza Italia con le sue raffinerie, i Moratti continuano a inquinare ovunque e fare casini coi soldi pubblici e fanno il termodinamico. Sono 50 persone da eliminare, sempre gli stessi: sono malati».
Ma una volta eliminati non salteranno fuori nuovi furbetti del quartierino pronti a sostituirli? «Sicuramente hanno allevato una generazione terribile. Il capitalismo di ieri era diverso. Mio padre era un industriale di porto, rischiava i suoi soldi. Oggi l’imprenditore scarica gli oneri sul lavoratore. Mette il telepass che toglie una persona dal casello e lo fa risparmiare, ma scarica il costo sull’utente! Un’avidità patologica, i Caltagirone, i Moratti, i De Benedetti sono in venti consigli d’amministrazione, il capitalismo delle famiglie, non è gente normale! Il più grosso miliardario americano, Warren Buffett, si è ritirato dando 60 miliardi a una fondazione e tenendosi un vitalizio di 70mila dollari annui, lì la gente è tutta a favore della tassa di successione. Mentre qui è il feudalesimo». Ma l’America non è questo Eden: Michael Moore all’imprenditoria Usa ha dedicato uno dei suoi primi documentari, Roger & Me. Tu hai mai pensato a fare documentari? «Moore mi piace ma fa una cosa che a me non riuscirebbe. Si mette in secondo piano. Io ci metto la faccia, la mia irruenza, quando vado in video ho un istinto di sopraffazione. È anche dura intervistarmi perché non mi contengo, tendo a monologare; ho provato a fare cinema e mi sono trovato male perché devi avere controllo e misura, io sono torrenziale. Del resto anche scrivere e dire sono due cose diverse, io nel blog non scrivo più ironicamente come all’inizio, metto i fatti. Forse il blog va bene anche per questo».
A proposito di internet e di guru. Luttazzi ha chiuso il suo blog dicendo: «La forma blog tende a creare un rapporto massa più leader, a dare potere. E la satira è nemica del potere. Se la tv è un narcotico, il blog può essere un narcotico potentissimo». «La tv può essere narcotica perché unidirezionale. La rete, dipende come la usi. Le sue mi sembrano frasi fatte, forse il suo blog non andava molto bene. Oppure non è il suo strumento, lui è un bravissimo comico. Senti, nessuno qui si pone come leader, è la tecnologia che funziona. Risultati ne abbiamo portati a centinaia. Aprire aziende, aiutare a curare persone, comprare un microscopio per ricercatori, difendere persone da Murdoch in cause per diffamazione, tutelare i politici locali da interferenze e prepotenze di acciaierie e cementifici... Un sacco di piccoli trionfi». Ok, questo è agire in modo politico. Qualcuno dice che allora potresti fare trentuno, e candidarti tu. «Oh no, sono un pregiudicato io stesso, sono pieno di cause!». Quindi dovresti avere una certa stima. «Haha, no! Io non ho mai pensato di agire dentro il sistema. Il circuito dei MeetUp, 40mila ragazzi che fanno sperimentazione di politica vera, sull’acqua e la sua privatizzazione, rifiuti, trasporti... Quella sì è gente che va in strada a fare politica sui problemi veri, poi magari passa alla politica attiva, a Genova ne hanno eletti. Abbiamo bisogno di amministratori che si formino così, nella strada, dove ci sono i problemi veri». Di cui non si occupano i politici veri, giusto? «Sbagliato. Perché i nostri non sono politici veri, sono più virtuali di Second Life: sono avatar che si incontrano, chattano in un mondo a parte che è il Parlamento; la vita reale è fuori». Altra pausa, perché Parvin porta un paio di torte da paura. «Le fa un pasticcere ammiratore di Beppe». Che la guarda dolente: non si sa se soffre perché le famose foto da ecofurbetto sovrappeso lo hanno indotto a una dieta, o perché le deve condividere con noi. Tentiamo di rassicurare l’indole genovese offrendoci di pagare la consumazione. La risposta è un anticipo di Vaffanculo Day. Comunque, odore di zolfo e delirio di onnipotenza latitano. Grillo è rilassato e progettuale. E pensando alle accuse di aver cavalcato demagogicamente l’onda dell’indignazione, bisogna riconoscere che se ha fatto surf, non lo ha fatto nel modo più facile. Intanto, il ruolo di pubblico fustigatore che tanti, in tempi recenti, hanno assunto con astuzia in politica e all’interno dei media, lui lo ha praticamente inventato. Perlomeno ai megalivelli di programmi da 15 milioni di spettatori. Tant’è che la guerra a lui, i colossi (Rai, Psi, Telecom, Enel, produttori di farmaci, e tanti altri) l’hanno fatta davvero. Ma poi Grillo non è apocalittico perché è ottimista, diamine. È della scuola di pensiero che gli italiani sono migliori di chi li governa, e che sono politici e media a essere cattivi.
Proviamo di nuovo a sfidarlo: cosa pensa di Vallettopoli? Sono i media che plagiano la gente, o la gente che ci si butta a pesce? «Questo è un paese dove può succedere di tutto, se Corona fa un partito la gente si iscrive. Un paese dove i servizi segreti hanno intercettato centinaia di magistrati. C’è stato un colpo di Stato e non se n’è parlato nemmeno più. Le Vallettopoli servono a coprire altre notizie. Ricordi la notizia sulla cocaina nell’aria di Roma? Fece scalpore, ma fu usata per coprirne un’altra: che c’era diossina nell’aria. Si dà la notizia che crea ilarità, ma sotto c’è ben altro. Sotto Vallettopoli ci sono cose grosse». Cioè? «Intercettazioni di ben altri personaggi. Venute fuori in piccola percentuale perché questo è un paese dove fai un buco e si apre una voragine, escono più scheletri che in un horror, è incredibile che stia in piedi. Meno male che c’è il debito pubblico! È il nostro Dio, adatto a un’Italia che si regge sui sacrifici di gente che non si capisce davvero come faccia». Non dire così, siamo campioni del mondo. «Sì ma non di calcio. Di sopportazione».
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